Dopo aver terminato gli studi ordinari, Orazio Matarazzo (www.oraziomatarazzo.com) intraprende un corso di laurea triennale in Graphic Design per la Comunicazione d’Impresa presso l’Accademia di belle arti di Catania. Il 18 Aprile 2016 discute la sua tesi di laurea, incentrata sull’impatto comunicativo che le nuove tecnologie hanno sul nostro tempo e quali cambiamenti stanno apportando nel campo dell’editoria periodica. Un argomento interessante e soprattutto attualissimo.

Potrebbe raccontarci da dove nasce la sua idea e perché ha scelto tale argomento?

L’argomento è maturato quando lessi questa affermazione di Hegel: «La preghiera del mattino dell’uomo moderno è la lettura del giornale».

Ne rimasi così colpito che immediatamente pensai che nel mondo contemporaneo la “preghiera del mattino” si fosse evoluta in un leggere/rispondere a tutto un universo di notizie, notifiche, mail e messaggi proveniente dal nostro smartphone.

Questa pervasiva onnipresenza tecnologica, questo continuo essere connessi, sta attuando un cambiamento profondo nel nostro modo di vivere. Possiamo affermare tranquillamente che tutto il mondo digitale ci sta spingendo a riapprezzare il reale, ovvero tutto quello che ha una sua fisicità.

Basti pensare a tutti quei prodotti che vengono fatti artigianalmente e senza procedimenti industriali, che finalmente grazie al web trovano acquirenti in ogni parte del mondo.

Per quanto riguarda l’editoria periodica, anche se sentiamo il bisogno di essere rapidamente informati, ancor di più sentiamo il bisogno di una fisicità concreta e stabile, che coinvolga tutti i nostri sensi e non solo quello della vista.

Sono convinto che i magazine che sapranno gestire questi due aspetti – quello dell’informazione rapida e quello della fisicità del prodotto – verranno premiati dai lettori.

Durante i suoi studi, sviluppa un particolare interesse per la semiologia, specialmente nel conflitto tra parola, immagine, segno e significante che ogni persona incontra durante la sua esistenza. La sua natura anarchica e poco propensa a rispettare le imposizioni provenienti dalle autorità, trova nella pittura astratta un linguaggio ideale.

Nel suo progetto Appunti di un viaggio d’infanzia, inizia a utilizzare le pagine di un libro come se fossero piccole tele bianche sulle quali disegnare, ignorandone il contenuto. La sua scelta mi ha ricordato i numerosi “scarabocchi” che facevo da piccola sui miei libri e che tutt’oggi faccio sui miei appunti.

"appunti di un viaggio d'infanzia" Courtesy of artist Orazio Matarazzo

“appunti di un viaggio d’infanzia” Courtesy of artist Orazio Matarazzo

Potrebbe raccontarci l’inizio di questo progetto e soprattutto il suo legame con la semiologia? La scelta del libro è casuale?

«Appunti di un viaggio d’infanzia» è un progetto che nasce in un periodo della mia vita parecchio stressante. Avevo bisogno di alleggerire la tensione in qualche modo, allora una domenica presi a strappare una vecchia guida d’Italia del Touring Club.

Poi iniziai a scarabocchiarci sopra senza rifletterci più di tanto. Proprio come si fa da piccoli, o mentre siamo al telefono, a lezione o in una riunione inconsciamente creiamo delle forme e tracciamo dei segni che nella loro semplicità ci aiutano sia a concentrarci che a distendere i nostri nervi.

È un bisogno così naturale e profondo, un atto creativo talmente forte che andrebbe studiato in maniera più approfondita cercando di comprendere il perché una persona preferisce schizzare dei mostriciattoli invece che una serie di linee rette incrociate.  

Recentemente il sito www.sicilyandsicilians.com ha pubblicato alcune immagini delle sue ultime sculture relative al progetto 975. Il connubio tra titolo e soggetto è particolarmente provocante, ma personalmente apprezzato, perché permette di stimolare la partecipazione intellettuale del suo osservatore. Quelle che mi hanno più colpito sono:

  • Unioni Incivili
  • Fame
  • Home sweet Home
  • Anticonformistol 250 g

Potrebbe spiegarci brevemente il significato di ognuno di questi lavori?

«975» è un progetto di evasione personale. Lavorando come art director spesso mi trovo a dover sottostare a delle regole che ingabbiano la creatività e ne abbattano il potenziale.

Il politicamente scorretto o tutto quello che non rispetta i cliché sociali in Italia non è mai visto di buon occhio.  Dal mio punto di vista invece credo che sia proprio questo a produrre nuove idee che superino il quotidiano e facciano crescere a livello intellettuale.

Prendiamo per esempio «Unioni Incivili». Si è tanto parlato delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e di come non sia giusto approvare questo tipo di relazione.

"Unioni incivili" Courtesy of artist Orazio Matarazzo

“Unioni incivili” Courtesy of artist Orazio Matarazzo

Però considerando che la maggior parte dei matrimoni ormai finisce nel giro di pochi anni o – nel peggiore dei casi con un femminicidio – forse dovremmo rivalutare seriamente la nostra idea di unione, a partire da una di quelle storiche e diffusa dalla chiesa cattolica, l’unione (non molto civile) tra la Madonna, Dio e San Giuseppe.

"Home sweet home" Courtesy od artist Orazio Matarazzo

“Home sweet home” Courtesy of artist Orazio Matarazzo

Andrebbe rivalutata anche l’idea di “casa” nel senso più ampio del termine, come Home sweet Home. Perché ci sforziamo a vivere in ambienti/abiti non congeniali alla nostra vera natura?

Questo vivere non seguendo quello che siamo realmente, seguendo dei miti di massa, delle idee non nostre, delle abitudini sbagliate inoltre ci porta anche uno stato di malessere che ha delle nette conseguenze sul nostro corpo.

Per questo ricorriamo sempre più spesso a farmaci (e droghe) di ogni genere. E allora perché non prenderci anche una pastiglia di Anticonformistol 250 g? Che ci aiuterà a reggere la pressione quotidiana differenziandoci da altri milioni di persone, che hanno il nostro stesso problema.

Ma il problema principale è, e rimane, uno smodato appetito, una FAME atavica che ci costringe a divorarci l’un l’altro per soddisfare uno dei bisogni basilari della nostra cultura: ingozzarsi di tutto e tutti, anche se non ne abbiamo bisogno.

"Fame" Courtesy of artist Orazio Matarazzo

“Fame” Courtesy of artist Orazio Matarazzo

Finora abbiamo visto i suoi disegni e le sue sculture, ma non abbiamo parlato dei suoi punti di riferimento. C’è qualche artista che ammira e a cui s’ispira? Perché?

Amo il pensiero che sta dietro ai lavori di Warhol. Prendersi gioco della società di massa, dei cliché, dei dogmi che s’istituiscono giorno dopo giorno è un argomento che mi ha da sempre affascinato. Dare “fastidio” insinuando il dubbio nella mente dell’osservatore su cosa sia davvero importante per lui è un punto di riferimento al quale tengo particolarmente.

Curiosando tra i suoi vari profili sociali, ho notato le sue numerose foto scattate nella realtà della sua terra, la Sicilia, scorci urbani e paesaggistici bloccati nella scelta di un semplice ma efficace “bianco e nero”. La fotografia è solo una passione, oppure rientra tra i suoi progetti futuri?

A dire il vero io parto dalla fotografia. Siamo pur sempre quella che viene definita la società dell’immagine e conoscere in maniera approfondita un mezzo così rivoluzionario mi aiuta non solo nel mio lavoro quotidiano, ma anche in quello puramente creativo. Non escludo qualche progetto che in futuro abbia come principale attore proprio la fotografia, le devo molto.

Grafica, pittura, scultura e fotografia. Prima o poi avremmo il piacere di vedere i suoi lavori in qualche galleria?

Onestamente questo non dipende da me.

Ultima domanda: dove si vede tra cinque anni?

In una tranquilla baita tra le Dolomiti, a progettare idee molto più imponenti di quelle fatte fino ad ora.

Article & interview by Loriana Pitarra  

Immagine di copertina “Anticonformistol 250g” Courtesy of artist Orazio Matarazzo