Andy Warhol Shoes, 1980 Serigrafia unica su carta, 101×152 cm Collezione Jonathan Fabio, Agliana (PT) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2018 per A. Warhol | ph. courtesy Arthemisia press office.

Roma, al Vittoriano la mostra dedicata al re della Pop Art: Andy Warhol

Sarà allestita nel complesso del Vittoriano – Ala Brasini, a Roma, a partire dal 3 ottobre 2018 e sino al 3 febbraio 2019, la mostra dedicata all’artista statunitense Andy Warhol, prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia. L’esposizione sarà realizzata in occasione del novantesimo anniversario della nascita del re della Pop Art. Saranno oltre 170 le opere esposte. Pezzi preziosi della collezione Whitney Museum di New York tra cui, oltre a quelli di Jackson Pollock, quelli di Mark Rothko, Willem de Kooning, Franz Kline. La mostra si potrà visitare dal lunedì al giovedì dalle 9.30 alle 19.30, il venerdì e il sabato dalle 9.30 alle 22 e domenica dalle 9.30 alle 20.30.

Allestimento | Foto di Gianfranco Fortuna | courtesy of Arthemisia press office.

Un artista completo: pittore, scultore, regista, grafico, produttore, attore, scrittore, fotografo, che ha fatto della cultura pop uno stile e una corrente che ha influenzato l’estetica moderna in ogni campo. Attraverso l’uso della serigrafia, ha reso ancora una volta protagonista le stelle del cinema, da Marilyn Monroe e Liz Taylor e Marlon Brando. E ancora i personaggi sacri del rock: da Elvis Presley a Mick Jagger a John Lennon. E non solo, anche i grandi della terra: da Che Guevara a Mao e i regnanti, i capi di stato di mezzo mondo. Rimane il secondo artista più comprato e venduto al mondo, dopo Pablo Picasso.

Andy Warhol Self Portrait, 1986 Serigrafia su cotone (t-shirt), 70×60 cm Collezione privata, Monaco (MC) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2018 per A. Warhol | ph. courtesy Arthemisia press office.

Nato a Pittsburgh (Pennsylvania) il 6 agosto 1928, figlio di immigrati slovacchi di etnia Rutena: il suo nome vero è Andrew Warhola. È il 1952 quando l’artista statunitense tiene la sua prima mostra personale alla Hugo Gallery di New York. E non si limita a questo. Disegna anche scenografie. Così nel ’56 espone anche alcuni disegni alla Bodley Gallery e presenta le sue Golden Shoes in Madison Avenue. Intorno agli anni Sessanta comincia a realizzare i primi dipinti e le immagini pubblicitarie. Da qui inizia con le “icone simbolo” attraverso l’uso della tecnica di stampa impiegata nella serigrafia: è il 1962. Dal suo stile “neutro” prende il via la cosiddetta Pop Art.

Andy Warhol Flowers, 1964Acrilico e serigrafia su tela, 20,3×20,3 cm Collezione Eugenio Falcioni, Monaco (MC) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2018 per A. Warhol | ph. courtesy Arthemisia press office.

La Pop Art rappresenta uno dei momenti più importanti dell’arte della seconda metà del Novecento. Un momento in cui gli artisti attingono dalla realtà contemporanea, facendone oggetto della propria arte, senza necessariamente celebrarla. Una sorta di reazione al boom del dopoguerra, a ciò che si è verificato intorno agli anni Cinquanta e Sessanta. Un periodo in cui l’economia era molto forte e la pubblicità e i media erano protagonisti. La Pop Art nasce appunto come risposta a questa situazione.

Warhol attinge dal cinema, dai fumetti, dalla pubblicità, libero da ogni scelta estetica, ma ogni immagine si basa su simboli: si varia così dal volto di Marilyn Monroe alle bottigliette di Coca Cola, e ancora: dal simbolo del dollaro ai detersivi in scatola. Non si tratta né di una scelta estetica né di un tentativo di polemica nei confronti della società di massa. Nel 1963 decide di dedicarsi anche al cinema e produce due lungometraggi. Si tratta di “Sleep” ed “Empire” (1964). E poi c’è la musica: nel 1967 si lega al gruppo rock dei Velvet Underground (di Lou Reed), finanziando il primo disco con la copertina da lui disegnata: una banana gialla su fondo bianco. Nel 1968 rischia la morte in un attentato all’interno del suo studio, per opera di una donna, unico membro della S.C.U.M. (una società che ha come fine quello di eliminare gli uomini). Poi si dedica ancora a mostre ma anche alla scrittura, pubblicando il romanzo “A: a novel”. E poi negli anni Settanta fonda la rivista “Interview”, che diventa uno strumento di riflessione non solo per il cinema, ma tratta anche temi di moda, arte, cultura e vita mondana. Scrive un libro di filosofia, dal titolo: “La filosofia di Andy Warhol (Dalla A alla B e ritorno)”, pubblicato nel 1975. Mentre negli anni Ottanta diventa produttore della Andy Warhol’s TV. Muore a New York il 22 febbraio nel 1987 durante un semplice intervento chirurgico.

Andy Warhol Mick Jagger, 1975Serigrafia su carta, 110,5×73,7 cm Collezione Jonathan Fabio, Agliana (PT) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2018 per A. Warhol | ph. courtesy Arthemisia press office.

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Article by Serena Marotta