Ingresso Fondazione Prada, ph. Urban Mirrors | David Picciarelli

Inaugurata ad aprile 2018, la torre Atlas della Fondazione Prada è il nuovo spazio del polo museale di Largo Isarco 2 a Milano. Si aggiunge così un ultimo, sfavillante tassello all’ambizioso progetto dell’archistar Rem Koolhaas, che ha trasformato un’ex distilleria in questo importante complesso dedicato all’arte contemporanea.

Atlas, foto esterno torre, ph. Urban Mirrors | David Picciarelli

La sede milanese, dall’apertura nel 2015 ad oggi, è stata teatro di molteplici eventi: dalle installazioni site-specific di Robert Gober e Thomas Demand alle rassegne cinematografiche dedicate a Roman Polanski e Alejandro Iñárritu, solo per citarne alcuni. Con la Torre si completa l’intervento dello studio di architettura OMA, che ha aggiunto tre nuovi edifici a quelli di inizio ‘900 per un totale di 11.000 metri quadri espositivi.

Atlas, particolare interni – ph. Urban Mirrors | David Picciarelli

Atlas si caratterizza per una struttura di estrema complessità geometrica, in cui ogni piano è diverso dagli altri. “Metà dei livelli si sviluppa su base trapezoidale, gli altri su pianta rettangolare” spiega Koolhaa. “L’altezza dei soffitti, crescente dal basso all’alto, varia dai 2,7 metri del primo piano agli 8 metri dell’ultimo livello. Le facciate esterne sono caratterizzate da una successione di superfici di vetro e cemento, che attribuiscono così ai diversi piani un’esposizione alla luce sul lato nord, est o ovest, mentre l’ultima sala è dotata di luce zenitale”.

“Tulips” Jeff Koons – ph. Urban Mirrors | David Picciarelli

Sei livelli per dodici artisti, le cui opere sono abbinate in ogni piano creando interessanti giochi di analogie e opposizioni. Si comincia con l’enorme scultura in acciaio Tulips di Jeff Koons e si finisce con l’Upside Down Mushroom Room di Carsten Höller, dall’atmosfera decisamente fiabesca. Nel mezzo alcune installazioni di artisti destinati a far discutere, come Mona Hatoum e Damien Hirst.

La prima con Remains of the days mette in scena un suggestivo ambiente domestico completamente carbonizzato, a testimonianza di qualcosa che è destinato a scomparire giorno dopo giorno. Suo è anche il Pin carpet, tappeto realizzato con spilli in acciaio puntati minacciosamente verso i piedi dei visitatori. A firma di Hirst è invece la controversa Waiting for inspiration, costituita da un sistema di teche in cui finiscono intrappolate e poi muoiono centinaia di grandi mosche. In un’altra delle sue celebri “cornici” l’artista gioca invece con delle finte papere in uno stagno reso scenografico dalla pioggia battente.

Le altre opere ospitate nella torre, dalle tele colorate di Carla Accardi alla Bell Air Trilogy di Walter De Maria, dai dipinti erotici di William N. Coopley alle sculture di Pino Pascali, esprimono la volontà della Fondazione di creare uno spazio aperto alle molteplici espressioni artistiche degli ultimi anni e in perenne evoluzione, grazie alle possibili integrazioni di altre collezioni e istituzioni. Con Atlas, insomma, la Fondazione Prada si conferma uno dei più vivaci spazi espositivi di Milano e una tappa imprescindibile per tutti gli amanti dell’arte contemporanea in visita nel capoluogo lombardo.

www.fondazioneprada.org

Article and photo’s by David Picciarelli

Cover image: “Upside Down Mushroom Room” Carsten Höller – ph. Urban Mirrors | David Picciarelli