“The Gallery Apart” è orgogliosa di presentare Chilometro 0, mostra collettiva che propone il lavoro di alcuni degli artisti riuniti sotto il nome In Situ, sorta di organismo artistico vivente che a Tor Bella Monaca, una tra le più problematiche periferie romane, ha creato una realtà composta da 11 studi d’artista e un artist run space.

Una programmazione di giovani artisti internazionali nello spazio espositivo e la condivisione quotidiana della pratica artistica in studio caratterizzano questa esperienza che intriga ed interroga la città. Ed è compito della galleria segnalare questa vitalità consentendo agli artisti di declinare in piena libertà la loro poetica fondata sullo stretto legame tra espressione artistica e condizione esistenziale, nonché sulla messa in discussione dei ruoli dei diversi soggetti in gioco nel campo artistico: dal curatore all’artista, dallo spettatore al gallerista.

La mostra è curata da Porter Ducrist, enigmatico e sfuggente curatore “embedded”, di cui è di seguito riportato il testo di presentazione: “Viviamo in una società basata sull’immagine, dove la rappresentazione è più importante dell’essenza. In questa confusione tra significato e significante è quasi impossibile distinguere il reale dall’illusione. Visto che siamo tutti consapevoli che tutto è finzione, qual è il ruolo dell’arte in questo mondo? Ci possiamo nascondere dietro un moralismo che rende l’arte più un gioco di società che un messaggio ideologico o una ricerca del “giusto”. Cosa è l’arte? Nella banalità di questa domanda si può già intuire una risposta. L’arte è arte, perché indagare? È una certezza che non necessita di essere rimessa in discussione! Uno status quo che conviene a tutti, ma che non porta da nessuna parte, non vede un futuro perché non lo cerca. Forse è ripartendo dalla sua genesi che l’arte può continuare a svilupparsi, e quindi continuare a essere degna d’interesse.

Federica Di Pietrantonio, Building up, 2019, digital print on canvas, frame, play-doh, Asus eee pc, variable dimensions, photo Marco De Rosa

Partiamo dall’idea assurda che l’arte tenti di non esserlo più. Che l’oggetto esposto al pubblico venga liberato da qualsiasi pretesa, messaggio o valore aggiunto. “Quello che vedi è quello che è”, la sfida di Frank Stella ripresa da Donald Judd. L’arte che estrae la realtà per rappresentarla al meglio, rimettendosi in gioco tramite la concretezza del banale. Non cercando nient’altro che un punto di inizio per ricostruirsi e ripartire, ma questa volta su basi più sane per cercare almeno di continuare ad andare avanti dopo uno stato di vegetazione minimalista ormai durato troppo tempo. Questo punto di inizio, questo “Chilometro 0” sembrerebbe impossibile perché non si può negare l’importanza della storia dell’arte e non lo si deve fare, ma rappresenta l’unico modo con cui l’artista può continuare a fare quello che ha sempre dovuto fare, interrogare lo spettatore rappresentando il proprio periodo storico. Considerando la società odierna un sistema totalitario dominato dallo spettacolo, diventa difficile per un artista continuare a identificarsi come creatore di immagini, la tecnologia avendolo privato del suo monopolio. Se tutto è arte, niente lo è più. Dal niente si può trovare una bella pista di indagine, una fonte d’ispirazione, dal niente si può ripartire ed è dal niente che “Chilometro 0” cerca di interrogare lo spettatore. Quest’ultimo si trova immerso in un contesto in cui il suo ruolo è centrale quanto lo è quello degli altri attori del sistema “Arte”, dal gallerista al curatore, ognuno obbligato a rimettersi in gioco e a rappresentarsi.

Ogni opera esposta cerca di dare forma in maniera concreta al compito specifico di ciascuno di questi protagonisti, al punto da collocare l’artista quasi in secondo piano così da mettere piuttosto maggiormente in luce quello che lo circonda. Il reale nell’arte è sicuramente tanto staccato dal reale quanto da tante altre cose, ma non lo rende comunque meno reale di altre realtà. È forse da questa frase senza capo né coda che “Chilometro 0” e gli artisti presentati in mostra cercano di rappresentare la società contemporanea, trasformando la galleria in una finestra aperta sul reale.”

SCHEDA INFORMATIVA MOSTRA: Chilometro 0, a cura di Porter Ducrist

ARTISTI: Christophe Constantin, Marco De Rosa, Federica Di Pietrantonio, Roberta Folliero, Andrea Frosolini

LUOGO: The Gallery Apart – Via Francesco Negri, 43, Roma

INAUGURAZIONE: 27/06/2019 DURATA MOSTRA: 28/06/2019 – 26/07/2019

ORARI MOSTRA: dal martedì al venerdì 15.00 – 19.00 e su appuntamento

INFORMAZIONI: The Gallery Apart – tel/fax 0668809863 – info@thegalleryapart.it – www.thegalleryapart.it

Christophe Constantin nasce a Montreux in Svizzera nel 1987. Si trasferisce a Roma nel 2016 dove si specializza in scultura. Lo stesso anno, fonda Spazio In Situ in cui tiene il ruolo direttore artistico. Durante questi ultimi anni, espone in varie collettive in Italia, Francia e Germania. Le sue principali personali sono “Boh?!!” a Roma e “A Travers La Toile Blanche” a Martigny in Svizzera. Saltando dalla pittura all’istallazione, dalla fotografia alla scultura, la sua pratica è una perpetua interrogazione sull’arte e sul suo ruolo nella società, tendendo non a decontestualizzare l’oggetto nello spazio espositivo ma a ricontestualizzare lo spettatore nella sua realtà.

Marco De Rosa nasce nel 1991 a Roma, dove vive e lavora. Nel 2016 consegue la laurea di secondo livello in scultura, lo stesso anno fonda Spazio In Situ. Partecipa a varie collettive in Italia e Francia di cui la Biennale di Mulhouse. Nel 2017 presenta “Work in Progress” la sua personale più nota. L’artista interroga il limite tra arte e reale attraverso gli oggetti che contestualizza negli spazi espostivi. Le sue opere sono spesso il risultato di un gesto tratto dalla sua quotidianità che una volta integrato in un ambito artistico rileva una grande incongruità.

Federica Di Pietrantonio / Federicadipiet nasce nel 1996 a Roma, dove lavora. Nel 2019 si laurea in pittura. Nel 2017 viene selezionata per prendere parte alla Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo 18, l’anno seguente partecipa alla residenza d’artista V_AIR ed entra a far parte di Spazio In Situ. Dopo una trasferta a Gent presenta la sua personale più nota “Vacation spot in Gent”. La sua ricerca artistica si concentra sul confine tra la realtà ed il virtuale, riferendosi spesso al sistema iconografico del mondo dell’arte. Spazia tra diversi medium, dalla pittura all’installazione, dalla realtà virtuale al web design.

Chiara Fantaccione nasce a Terni nel 1991. Si specializza in grafica d’arte nel 2018. Nel 2017 entra a far parte di Spazio In Situ. Partecipa a varie collettive in Italia di cui “Assurdità Contemporanea” e “Out of Space”. Nel 2019 è selezionata per la residenza Gemellarte. La sua ricerca sottolinea il confine tra realtà e rappresentazione. Usando il digitale sottolinea l’importanza presa dall’immagine nella società odierna e gli effetti costanti che questa impone all’individuo.

Roberta Folliero nasce a Roma nel 1993. Si specializza in grafica d’arte nel 2018. E tra i fondatori di Spazio In Situ. Partecipa a varie collettive in Italia, tra cui “Assurdità Contemporanea” alla Temple University Gallery di Roma e “Deported”. Nel 2017 presenta “Hand Made” la sua personale più nota. L’artista ci offre la sua visione della società contemporanea colma di melanconia. Lavorando tramite oggetti quotidiani rivela un’intimità universale.

Andrea Frosolini nasce a Roma nel 1993, dove attualmente lavora. Si specializza in pittura nel 2017. Inaugura nel 2016, Spazio In Situ insieme ad altri sei giovani artisti. Espone in varie collettive in Italia e Belgio come “Vacation Spot in Gent”. La sua personale più nota è “ECO” nel 2017. L’attuale ricerca artistica di Frosolini verte principalmente sulla perdita di personalità dell’uomo nella società contemporanea. Una critica schietta ma ironica sulla massificazione della personalità umana nell’era del pensiero mercificato.