I Maestri dell'Arte

Dal figurativo all’astrattismo: la rivoluzione di Vasilij Kandinskij.

Kandinskij nasce a Mosca nel 1866, studiò legge per laurearsi a 26 anni in giurisprudenza, ma rifiutò una cattedra universitaria per dedicarsi alla pittura. Viaggiò molto: prima a Monaco, poi a Parigi a contatto con i Fauvisti, tornò in Russia coinvolto nella Rivoluzione come dirigente dei nuovi organismi culturali sovietici. Dal 1922 al 1933 insegnò al Bauhaus e in seguito tornò in Francia dove morì nel 1944. La svolta artistica per Kandinsky avviene nel 1895 di fronte ad un quadro di Monet:

“Nel mio profondo era nato il primo fievole dubbio riguardo all’importanza dell’oggetto quale necessario elemento della pittura”.

L’artista intuì, dunque,  che non è il soggetto all’interno del dipinto il vero protagonista di un’opera d’arte, ma sono i colori e le forme percepite a suscitare pura emozione nello spettatore. Così, nel 1911 a Monaco, per opera di Vasilij Kandinskij e Franz Marc, nasce “Der Blaue Reiter” (Il cavaliere azzurro).  Un’associazione artistica che prendeva le distanze dai dati della realtà per fondare un linguaggio autonomo, un nuovo tipo di arte contro la società borghese materialista. Fu la nascita dell’astrattismo. Per secoli l’arte è stata intesa come una forma più o meno fedele di imitazione della realtà. A partire da questo periodo questa concezione artistica è stata messa drasticamente in discussione dall’astrattismo. I pittori scelsero di rappresentare il loro mondo interiore affidandosi alla forza del colore e alla potenza della linea, senza sottostare alle regole della riproduzione naturalistica.

Primo acquerello astratto, Vasilij Kandinskij, 1910, matita e china su carta, 50x 65 cm, Parigi, Musee National d’art moderne

L’opera nota come Primo acquerello astratto” (1910), che l’artista scelse di lasciare priva di titolo per evitare qualsiasi riferimento a un soggetto reale, ha una grande importanza nella storia dell’arte, considerando che si tratta della prima immagine assolutamente non figurativa della pittura occidentale. Diverse macchie colorate costituiscono l’immagine, la composizione presenta pennellate di varia forma, lineari e a tocchi brevi e segni sottili a matita e china. Niente più rimanda al mondo esterno: né le forme né la costruzione spaziale. Ormai solo ragioni di natura ritmica e cromatica, di armonia compositiva, caratterizzano le immagini del dipinto, avvicinando la pittura all’universo musicale dei suoni. Kandinskij infatti evidenzia il nesso strettissimo che intercorre tra le opere d’arte e la musica, dando ai suoi dipinti nomi come “composizione”, “intermezzo”o “improvvisazione”.

Composizione VIII, Vasilij Kandinskij, 1923, olio su tela, 140x 201 cm, New York, Solomon Guggenheim Museum

In “Composizione VIII” (1923) l’artista mostra una rigida architettura delle forme, uno studio attento delle relazioni tra segni e colori. Ogni punta, triangolo o cerchio ha un ruolo preciso in un equilibrio generale di un complesso meccanismo. I morbidi segni del “Primo acquerello astratto” hanno subito un processo di razionalizzazione e geometrizzazione, chiare influenze del Bauhaus, l’innovativa scuola di architettura, arte e design tedesca, dove l’artista russo lavorò come insegnante di decorazione murale, fatta chiudere con l’avvento del nazismo. La salita al potere di Hitler infatti segna la fine del rapporto di Kandinskij con la Germania. L’artista è costretto a fuggire a Parigi dove trascorrerà il resto della sua vita. Le sue opere vengono bollate come “arte degenerata” e vengono eliminate dai musei e svendute a collezionisti stranieri. Nel 1936 Kandinskij dipinge “Curva dominante”. L’intera composizione è organizzata sull’andamento fluttuante di elementi curvilinei, con un grosso disco giallo ad irradiare una potente energia per tutta la superficie. La tavoletta rettangolare in alto a sinistra, una sorta di quadro nel quadro, racchiude una piccola costellazione di segni. In basso a destra, sottile ma evidente, una scala con gradini irregolari invita lo spettatore a entrare nella dimensione astratta del dipinto.

Curva dominante, Vasilij Kandinskij, 1936, olio su tela, 129x 194 cm, New York, Solomon Guggenheim Museum

Article by Pierluca Amato