I Maestri dell'Arte

Egon Schiele

Egon Schiele è uno degli artisti più provocatori e anticonformisti del XX secolo. È considerato, insieme a Klimt, il pittore austriaco più importante.

Schiele nasce vicino Vienna nel 1890. La sua infanzia è caratterizzata dalla drammatica perdita del padre, la quale, secondo alcuni, caratterizzerà il suo pensiero artistico. Si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Vienna e, nel 1907, conosce Klimt, un incontro che gli cambierà la vita. Gustav Klimt, artista già affermato, aiuta Schiele sia a procurarsi le modelle da ritrarre che a inserirsi nell’ambiente artistico viennese: nel 1908, all’età di 18 anni, Schiele può così vantare una mostra personale. Nella maggior parte dei suoi ritratti e autoritratti ci sono soprattutto corpi nudi e tormentati, mutilati, deformati, e sempre più spesso in atteggiamenti erotici. I suoi dipinti creano scandalo nella società viennese raffigurando corpi nudi estremamente provocanti, spesso di modelle adolescenti; per questo motivo Schiele viene rinchiuso in prigione con l’accusa di pedofilia, in seguito questa accusa cadde e restò quella di aver esposto opere considerate pornografiche. Questo avvenimento del 1912 segnò molto la psiche dell’artista.

Nel 1915 Schiele disegna con il carboncino e colora nervosamente con vernici, soprattutto rosse, i soggetti che rappresenta in Atto d’amore (1915). I due personaggi sembrano quasi sorpresi dall’occhio dell’artista e da quello dello spettatore; si fermano e osservano fuori dal quadro. I loro sguardi non sono rivolti nella stessa direzione: quello della donna guarda lo spettatore, quello dell’uomo è verso il basso, in un’espressione fissa e pensierosa. Le mani tese e colorate sono la firma di Schiele, elementi che ritroveremo in quasi tutta le sua carriera artistica.

Nell’opera Gli amanti (1917) il tema dell’amplesso ritorna. Il fondo giallo, con pennellate disordinate, rievoca i sentimenti di angoscia, di solitudine. In questo dipinto si apprezza molto una delle caratteristiche di Schiele che lo differenzia da altri artisti espressionisti, ponendolo in un rapporto di continuità con Klimt: il tratto. Non viene reso superfluo dal linguaggio del colore, ma appare ben delineato e dotato di una propria espressività.

Altra opera molto importante del pittore austriaco, ma rimasta incompiuta, è La famiglia. L’artista rappresenta se stesso con la moglie accovacciata tra le sue gambe, e a sua volta la moglie tiene tra le gambe un bambino, unica figura vestita. Per realizzare la figura dell’uomo si rende necessario forzare le sue proporzioni, come l’estensione innaturale del braccio destro. Gli sguardi dei soggetti rappresentati sono persi, in direzioni diverse. La stanza è buia, non si intuisce nessuna apertura che potrebbe illuminarla. Non è rappresentata la felicità dei personaggi; l’opera non è tanto realistica, ma simbolica. La progressione che incastra le figure una dentro l’altra è rispettata anche dal colore, strumento del simbolismo: bruno per il fondo, marrone per la pelle dell’uomo, rosato per quella della donna e chiaro per il bambino.

Sorprende sapere che negli anni precedenti Schiele avesse spesso dipinto gestanti, madri e giovani donne in compagnia dell’allegoria della morte.

Allo spettatore, oggi, non può sfuggire il senso di un triste presagio: di lì a pochi mesi la moglie di Schiele morirà di febbre spagnola al sesto mese di gravidanza e il marito la seguirà, colpito dalla stessa malattia, tre giorni dopo.

“Nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un porco”. (Egon Schiele)

Article by Pierluca Amato