I Maestri dell'Arte

Frida Kahlo e la sua tormentata esistenza

Frida Kahlo nacque a Coyoacan, in Messico, nel 1907. Da adolescente le viene diagnosticata la spina bifida, una malformazione della spina dorsale.  Già da ragazzina, Frida, iniziò a dipingere dei piccoli ritratti dei suoi amici, ma a 17 anni, un tragico incidente in tram le stravolse la vita. Le conseguenze furono gravissime: colonna vertebrale spezzata, femore e costole frantumate, che la costrinsero a subire circa 30 operazioni chirurgiche e ad un periodo di riposo . Questo “riposo forzato” lo utilizzò per leggere libri sul comunismo e per dipingere diversi quadri. Un giorno decise di mostrare i dipinti a Diego Rivera, famoso muralista messicano. A Diego Rivera vennero affidati alcuni lavori in America, come gli affreschi per l’Esposizione Universale di Chicago e la decorazione di un muro nel Rockefeller Center. L’edificio rappresentava uno degli emblemi più importanti del capitalismo. In questa occasione, Diego Rivera, realizzò il murale denominato “El Hombre in cruce de caminos”. Ma quando incluse un ritratto di Lenin, le critiche non tardarono ad arrivare e gli vennero revocate le commissioni dei lavori.

Ospedale Henry Ford, Frida Kahlo, 1932, olio su metallo, 30x 38 cm, Città del Messico, Fondazione Olmedo.

Nel 1929 Frida e Diego si sposarono in un matrimonio tormentato da tradimenti da parte di lui, notoriamente una persona libertina, accusato di aver avuto un rapporto anche con la sorella di Frida. I problemi di Frida non erano solo i tradimenti da parte del marito, ma i diversi aborti che la costrinsero più volte in un letto di ospedale in America. Le vicende vengono riassunte nell’opera Ospedale Henry Ford” , dove lo stile fonde efficace realismo e agghiacciante surrealismo. In questo dipinto del 1932 si nota il legame fra l’esperienza del proprio corpo e la pittura, il conflitto tra arte e maternità, il rapporto tra vita e morte, sessualità e violenza. Dalla mano posata sul ventre partono dei nastri rossi, come cordoni ombelicali che rappresentano oggetti simbolici: in basso a destra il suo bacino fratturato, un’orchidea che ricorda un utero, uno sterilizzatore per strumenti chirurgici e, in alto al centro, è rappresentato il bambino morto. Il letto campeggia in uno spazio vuoto, in fondo al quale si intravede la città americana. In questo quadro è dipinto un mondo di dolore, che solo nell’arte può trovare significato e riscatto.

Ciò che l’acqua mi ha dato, Frida Kahlo, 1938, olio su tela, 91x 70 cm, new York, Isidore Ducasse Fine Arts Collection.

Altro dipinto dell’artista messicana è “Ciò che l’acqua mi ha dato”  (1938). Le immagini di sensualità, sofferenza e morte sono qui filtrate attraverso la storia della sua arte, in questo modo ricordo, sogno e arte confluiscono insieme. Al centro del dipinto è visibile la pittrice, nuda e cadavere, vicino a lei galleggia in acqua un abito tradizionale messicano. Il profondo e tormentato rapporto con Diego Rivera viene rappresentato in diversi dipinti di Kahlo, come nella tela Diego e io del 1949. Diego viene rappresentato con “il terzo occhio” al centro della fronte, che allude ad una grande capacità di introspezione. Con i suoi dipinti, Frida, è riuscita, da una parte, a esaltare la propria storia personale, permettendo allo spettatore di condividere la sua lotta; dall’altra a farla diventare un  simbolo nella rappresentazione della fragilità e crudeltà umana. La sua sofferenza la rende un’artista che tocca nel profondo le corde della nostra sensibilità.

Diego e io, Frida Kahlo, 1949, olio su tela, 29x 22 cm, new York, Collezione Martin Fine Arts

“Non sono surrealista, non ho mai dipinto sogni. Ho dipinto la mia realtà”

Frida Kahlo

 Article by Pierluca Amato