I Maestri dell'Arte

Giacomo Balla: l’artista della luce e del movimento

Giacomo Balla nacque a Torino nel 1871. Da bambino studiò violino ma abbandonò subito la musica per dedicarsi alla pittura e al disegno. In seguito, si iscrisse all’Accademia Albertina dove studiò prospettiva e anatomia; nel 1891 viene assunto come assistente nello studio di un artista fotografo. Le prime opere di Giacomo Balla affrontano tematiche sociali come La giornata dell’operaio del 1904 in cui l’artista si concentra sulle ingiustizie che colpiscono la classe operaia. In seguito, l’attività artistica del pittore torinese si interesserà principalmente di due aspetti: il movimento e la luce. Infatti, Balla era arrivato al Futurismo avendo già maturato una vera passione per lo studio della luce. L’adesione al futurismo condusse anche all’interesse per la fotografia sperimentale scientifica e per l’analisi del movimento sia di Marey che di Muybridge.

Ragazza che corre sul balcone, 1912, olio su tela, 125x 125 cm, Milano, Museo del Novecento

Una delle opere più importanti di Balla è sicuramente Ragazza che corre sul balcone” (1912) e testimonia uno dei più riusciti tentativi dei futuristi di rappresentare visivamente il movimento. L’artista ha riprodotto lo spostamento veloce della bambina ripetendo più volte, in posizioni diverse ma sempre molto ravvicinate, le stesse forme, accostandole in modo tale che l’occhio umano possa ricostruire la scena nella sua interezza.

Dinamismo di un cane al guinzaglio, 1912, olio su tela, 91x 110 cm, Buffalo, Albright Knox Art Gallery

Questa tecnica di rappresentare l’idea del movimento è presente anche in altre opere come Le mani del violinista o Dinamismo di un cane al guinzaglio.

Le mani del violinista, 1912, olio su tela, 52x 75 cm, Londra, Tate Modern

Gli studi ottico- percettivi di Balla e l’analisi del movimento lo conducono verso l’abbandono della figura per concentrare lo sguardo solo sugli effetti della luce, unica protagonista dei suoi quadri. Sempre nel 1912 hanno inizio le compenetrazioni iridescenti, in cui l’artista sviluppa il motivo radiante, cunei, rombi e combinazioni geometriche di colore; non più pennellate brillanti, ma un sistema ordinato di moduli che si intersecano tra loro come nel dipinto “Compenetrazione n. 7, in cui anche la cornice adottata dall’artista ripete fuori dal quadro l’andamento decorativo presente all’interno.

Compenetrazione n. 7, 1912, olio su tela, 77x 77 cm, Torino, Galleria Civica d’arte moderna

Inventata alla fine dell’Ottocento, l’auto fu uno dei soggetti primari della pittura futurista, come simbolo di progresso e modernità. Balla realizzò circa 100 dipinti con l’auto da corsa come protagonista. Nell’opera Automobile in corsa del 1913 non è visibile nessuna parte della vettura. Il vero soggetto è infatti la corsa, lo sfrecciare del bolide ad alta velocità. Rendendo la tavolozza cromatica un monocromo nero- grigio- bianco, Balla ha creato un’intelaiatura di linee rette che si intrecciano con forme curvilinee: le linee suggeriscono la direzione, le curve la velocità. Dal 1913 l’artista torinese iniziò a firmare le sue opere “Futurballa”, come ad ufficializzare l’adesione al movimento futurista. Balla inoltre, cercò di sviluppare l’estetica futurista in ogni campo del quotidiano: dall’abbigliamento al design, dal cinema al teatro.

Primo Carnera, 1933, olio su rete applicata su tavola, 100 x 100 cm, Collezione Privata.

Nel 1933 dipinge un ritratto del pugile Primo Carnera, che ricalca una fotografia apparsa sulla prima pagina della “Gazzetta dello sport” all’ indomani della conquista del titolo mondiale dei pesi massimi. In questa opera Balla intuisce il valore della immagine popolare e di massa, quasi ad anticipare l’atteggiamento della Pop Art.

Giacomo Balla morì a Roma nel 1958.

Article by Pierluca Amato