Artisti

Intervista a Francesco Zavattari

Francesco Zavattari rispecchia perfettamente l’essenza dell’artista contemporaneo, attivissimo sia in Italia che all’estero, vanta ben oltre trenta personali in tutto il mondo. Ho avuto modo di conoscere le sue opere grazie ai social, fin da subito mi ha colpito la totalità e l’impatto dei suoi lavori, muri e tele completamente ricoperte di disegni, “un imprinting”, un flusso continuo, dinamico e mai noioso!

La sua arte non è casuale, né tanto meno vuole imitare o ispirarsi ad un’artista, nonostante sia una tendenza della critica quella di ricercare continui richiami ad un qualcuno o ad un qualcosa, ma lo stesso Zavattari dice:

Non seguo una corrente. Tanto meno intendo crearne una. Sostanzialmente, né ora né fra molti anni desidererei che qualcuno interpretasse il mio lavoro come il principio di un filone da perseguire […]”. 

Sfogliando i suoi lavori, l’opera che mi ha catturato maggiormente è sicuramente L’attimo infinito di Luciano, realizzata live nella Casa Museo Luciano Pavarotti. Un’opera che contemporaneamente diventa performance, una totalità artistica, dove viene abbandonata la classica rappresentazione iconografica del Maestro, preferendo una rappresentazione veritiera, il luogo in cui ha dato tutta la sua vita! Un teatro racchiuso nel momento di silenzio che anticipa il fragoroso applauso.

Francesco Zavattari – “L’attimo infinito di Luciano”

1) Quanto ha influito il contesto in cui ha realizzato l’opera? Aveva già un progetto, oppure si è lasciato ispirare dal momento?

Intanto molte grazie per questa intervista. Il contesto ha influito in modo davvero importante:la Casa Museo Luciano Pavarotti è un luogo bellissimo, pregno di valore sia in termini di oggetti sia di energie che si percepiscono. Solitamente uso dipingere con le cuffie in modo da isolarmi dal contesto, ma in questo caso è avvenuto l’esatto contrario: c’era la musica in diffusione e la voce di Luciano arrivava dalla stanza accanto riecheggiando ovunque, come fosse stato lì ad esercitarsi.

Intorno a me c’erano diverse persone a cominciare da Nicoletta che ha seguito l’intera realizzazione dell’opera: la intravedevo con la coda dell’occhio e dalle sue espressioni capivo che stava apprezzando. Non mi lascio mai influenzare da ciò che ho intorno, ma devo dire che la sua presenza è stata di grandissimo stimolo sin dall’inizio del progetto, quando ha messo me e tutto il mio staff pienamente a proprio agio. 

Francesco Zavattari – Casa Pavarotti
Ph: Aurora Giampaoli

L’intera performance si è svolta in un silenzio quasi sacrale in cui la voce di Luciano era unica protagonista, come era giusto che fosse. Ad ogni modo, non so mai cosa andrò a disegnare fino a poco prima. Solitamente, per quanto riguarda le live performance, quando la tela è posizionata ho una sorta di ‘visione’, che devo semplicemente andare a tradurre in gesti e colore. Lo stesso è avvenuto in questo caso. Ciò che sapevo per certo era di non voler realizzare un’altra opera omaggio ‘convenzionale’ mostrando il protagonista in primo piano. Così, subito prima di iniziare, ho ‘visto’ in quello spazio bianco 80×80 cm un intero teatro fremente, pieno di persone emozionate, pronte a far deflagrare l’applauso al termine dell’aria che Luciano sta cantando sul palco in quell’attimo infinito.  E’ un grande onore sapere che adesso l’opera si trova proprio in quella casa. Invito tutti ad andarla a vedere.

Ma in una realtà che ci mette costantemente difronte ad episodi di femminicidio e violenza sulle donne, in un mondo che ancora ammette la disparità dei sessi, non potevo sicuramente tralasciare “My Art is Female”. 

Francesco-Zavattari-My-art-is-female-Universo-complexo-beleza-positivo

E’ proprio nell’aprile del 2015 che Zavattari ha realizzato tre live painting performance nelle città di Braga, Coimbra e Oporto. Un progetto che ha racchiuso una serie di incontri nelle scuole delle rispettive cittadine, eventi organizzati da UMAR- Art’Themis, dando il via ad un progetto internazionale! Le performance sono terminate con l’inaugurazione della sua mostra My art is female” nel museo Quinta de Santiago di Matosinhos.

2) Ho letto che il progetto non si è fermato, anzi, è in continua evoluzione! Potrebbe raccontarci gli attuali e futuri sviluppi?

Assolutamente. Ciò che hai cosi efficacemente riassunto è stato solo l’inizio: da quel momento la serie è stata esposta molte altra volte in numerose città portoghesi e l’ultima tappa è terminata proprio pochi giorni fa con una nuova importante personale nella ‘ Casa do professor’ di Braga. Dopo la bella esperienza di partenza condivisa fra UMAR e il team italiano, lo sviluppo del progetto ha subito un netto decollo grazie all’avvio della collaborazione con la mia curatrice, la museologa Clàudia Almeida,  la nostra assistente Ana Paula Costa. Grazie a loro in primis, abbiamo portato My Art is Female a un livello superiore trasformando la serie, da circa un anno e mezzo, in una versione a cui tengo molto. Dopo le dodici opere pittoriche realizzate inizialmente, il tutto si è sviluppato infatti nella ‘Skin Edition’ , una suite di lavori realizzati direttamente sul corpo di varie donne, poi fotografate. Tutto questo verrà presentato in una mostra itinerante il prossimo anno; per adesso abbiamo solo pubblicato le foto singolarmente. Il concetto della serie è ‘ sul corpo di una donna solo arte e colore’. Non acido, non fuoco, non barbarie, solo colore. 

Elisa

3) Secondo lei l’arte può davvero abbattere o colmare le disparità sessuali?

Di fatto l’arte lo fa in automatico: un’opera realizzata da me o da un’artista donna non ha forse lo stesso valore? Di base sarebbe tutto molto semplice. La realtà però è più complessa e ci ricorda che viviamo in un mondo davvero fortemente ‘maschio-centrico’, in cui sono all’ordine del giorno numerose forme di discriminazione, mancanza di rispetto e, ai limiti più estremi, violenza nei confronti delle donne. Il problema è prima di tutto culturale, perché l’educazione gioca un ruolo fondamentale nel processo di sensibilizzazione verso determinate tematiche.        Quando incontro i ragazzi nelle scuole scherzo con loro raccontando che io sono il primo ad attuare una certa ‘discriminazione’ perché il mio team, ormai una famiglia che conta numerose persone in molti Paesi, è composto al 90% da donne, a cominciare dal management affidato a Silvia Cosentino. Come si può negare che le donne abbiano spesso una marcia in più? Quanto meno, la mia cultura e il modo in cui sono stato educato mi portano a dire questo. Io credo che il rispetto non passi attraverso la dichiarazione di una totale uguaglianza perché quella diventerebbe comunque una forma di preconcetto; il vero rispetto è quello che ti porta ad ammettere che uomini e donne si esaltano nelle proprie, splendide differenze. Tutto ciò, però, con pari diritti, pari stipendi, pari condizioni. Solo cosi le differenze diventano una ricchezza e non un fattore discriminante.

4) Come nasce “CLONE”? L’idea di avvalersi di un corpo di ballo era presente già dall’inizio, oppure è stata aggiunta successivamente? Era la sua prima opera di “video arte”?

L’idea è stata cucita su questo corpo di ballo. Abbiamo avuto il piacere di lavorare con il corso avanzato di ‘Studio Danza’ di Pisa in occasione del vernissage di ‘Congetture isomorfe’, quando i ballerini hanno arricchito la serata con numerose performance: vedendoli all’opera in quell’occasione, io e i miei collaboratori ce ne siamo innamorati. Parliamo di ragazzi stupendi, fuori e dentro, che trasudano energia e tanta bellezza.

CLONE
Ph: Aurora Giampaoli

La Bellezza, forse la mia unica vera ‘dipendenza’. Abbiamo subito capito inoltre che la loro direttrice, la coreografa Annalisa Ciuti, condivideva con me e con il mio team una visione davvero potente di cosa significhi esprimersi, esporsi, creare e colpire. Io lo faccio attraverso i colori, lei attraverso il movimento. Adesso Annalisa è un pezzo rilevante del mio lavoro. CLONE celebra questo connubio in modo adrenalinico. Grazie alla musica e al soggetto originali di Gianmarco Caselli e alla professionalità di questi ragazzi, ho avuto occasione di sviluppare un’opera che celebra l’indipendenza attraverso lo specchio ‘riproduzione seriale’. La vita non ti permette molte forme di ‘aggiustamenti’ o ‘tagli di montaggio’ e cosi doveva essere CLONE. Ho scelto quindi di riprendere il tutto in un unico piano sequenza davvero molto complesso: avevamo un margine di errore pressochè nullo e, proprio attraverso questo presupposto, io e Annalisa abbiamo stimolato i ragazzi chiedendo loro di vivere il tutto come una performance teatrale svolta difronte a migliaia di persone. Al dì là della pubblicazione del video sulla mia pagina Facebook, il lavoro più importante è quello che stiamo sviluppando in questi mesi e che vedrà in futuro il suo compimento in numerosi contesti internazionali.

5) Il 13 maggio presso il lounge bar di Roma “Ex Galleria”, sarà esposta la sua nuova serie di opere “micro”, ma da quanto sappiamo in cantiere è prevista anche una versione “macro”. Potrebbe darci qualche informazione a riguardo?

Questi due importanti progetti del 2018 (di cui siete i primi a pubblicare foto ufficiali) sono finalizzati a sperimentare nuove frontiere nella mia arte, così come a raggiungere fasce di mercato finora trascurate.         Molte persone hanno frequentemente espresso la volontà di entrate in possesso di una mia opera non potendo investire cifre rilevanti. Con il progetto “Tavolozze”, che esordirà a Roma presso la Ex Galleria, puntiamo quindi a raggiungere un pubblico più ampio, ma devo dirti che dai primi beta-test commerciali abbiamo capito quanto questo prodotto stia avendo molto riscontro anche fra i collezionisti di opere più importanti in termini di valore. 

Tavolozze
Ph: Siro Tolomei

L’altro progetto fa invece riferimento a una serie dal titolo (Mind)blowing: opere di grandi dimensioni concepite per ampi spazi pubblici, aziendali o anche privati quali piazze, giardini, rotatorie o sale importanti. L’idea è molto complessa e ha richiesto la redazione di un’intera pagina di manifesto concettuale, ma in poche parole posso dirti che è la ‘rappresentazione fisica’ dei processi sinaptici alla base delle miei idee. Un modello tridimensionale che racconta, fisicamente come da un punto di partenza nasca un intreccio infinito di nuove ‘linee’ e possibilità. (Mind)blowing vive dell’alchimia fra l’expertise sviluppato con ‘Poliedro’ e quello relativo allo studio del colore, che da anni porto avanti con i progetti Invelight Colour State of Mind. In entrambi i casi, ma in quest’ultimo in particolare è fondamentale l’apporto del mio assistente Siro Tolomei, che contribuisce sempre egregiamente a dar forma alle più complicate visioni. Lo staff che mi circonda è la mia più vera ricchezza.

6) Un’ultima domanda la vorrei dedicare al su esordio previsto per quest’estate al Teatro Verdi di Pisa. Quale altra carta vincente sfodererà in questa occasione? 

Poco fa ho accennato solo rapidamente ad Annalisa Ciuti, ma questa risposta in particolare la vede protagonista in quanto da parte sua sono arrivati due importanti ‘regali’. Intanto, appunto, quello di rendere possibile la mia prima regia teatrale attraverso uno spettacolo di danza, materia di cui sono assolutamente profano e che sto imparando ad amare a fondo: sarà estremamente stimolante andare ad intervenire con il mio lavoro combinandolo alle sue coreografie. L’altro omaggio è stato quello di aver deciso di dedicare, a cominciare dal titolo, questo importante spettacolo ad una delle mie più celebri serie del 2014, ‘Universo Instabile’. State dando la notizia in anteprima ufficiale anche di questo, peraltro!

Il 1 luglio 2018 io, Annalisa, i tanti collaboratori e il corpo di ballo dello Studio Danza trasformeremo il palco Verdi di Pisa in un Universo vibrante ed ‘esplosivo’. Il nostro è un fine comune: stupire il pubblico e, soprattutto, elevare al meglio e al massimo le potenzialità di ogni ballerino. Lei attraverso le sue coreografie e la sua guida; io prestando la mia più immaginaria visione. Siete tutti invitati, quindi!

Article & interview by Loriana Pitarra