Artisti

Intervista a Gabriele Tamburini

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Gabriele Tamburini nasce a Roma dove vive e lavora come web designer, la sua attività artistica sconfina in diversi ambiti, infatti è proprio la sua poliedricità a renderlo accattivante. Durante il suo percorso pubblica illustrazioni, vignette e strisce umoristiche, ma la sua arte ricca di riferimenti e sfumature sente il flusso dello street culture americana degli anni ’70, dei graphic artists, artisti contemporanei ecc. Il suo stile è super contemporaneo, attuale e coinvolgente!

  1. La scelta dei soggetti è casuale, oppure è legata alle “influenze” che subisce in quel momento? Considerando che attori, cantanti e personalità importanti sono al centro delle sue opere…

La scelta dei soggetti è sempre caratterizzata dal mio stato mentale da quello che mi succede e mi gira intorno, da tutta una serie di “influenze” esterne che poi si tramutano in pensieri, riflessioni, inquietudini, gioie e da lì in ispirazioni! Il più delle volte cerco un personaggio, (cantante, attore o scrittore) che abbia avuto un significato nella mia vita, che mi abbia trasmesso un qualcosa o con una canzone o con una sua recitazione o con un suo scritto. Trovato il soggetto poi, vado alla ricerca di una sua inquadratura d’effetto, magari con luci e ombre particolari. In ultimo penso allo stile che adotterò nel raffigurarlo su tela, dal mio punto di vista la componente stilistica rende unico un dipinto artistico.

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Lei ha detto: “L’atto del dipingere rimane un aspetto importante della mia opera, tanto quanto l’idea di lasciare alle spalle un segno fisico […].

Utilizzando nuovi materiali e tecniche, come ad esempio la vernice spray, gli smalti e i gessi, ho imparato a creare nuovi tratti. La necessità di dipingere rapidamente e in maniera veloce è un aspetto fisico del mio lavoro che mi esalta”.

La gestualità e la tecnica sono alla base di ogni buon artista che si rispetti.

2. Pensa che la sua formazione “artistico-tecnica” non accademica abbia influito positivamente sul suo modo di realizzare le opere?

Tutti i più grandi da Picasso a Fontana hanno attraversato un percorso artistico figurativo prima di incontrare il “cubismo” e lo “spazialismo”. Quello che dico sempre è che non si può comprendere il drip painting di Pollock se non come, uno sviluppo di quelle figure che vivevano nel suo inconscio. Ecco perché, da autodidatta, cerco sempre di dedicare del tempo agli studi di anatomia, ritengo che sia un passaggio fondamentale per la formazione di un artista.

3. Sono sempre di più gli artisti che si formano da autodidatti e riescono ad emergere nel mondo dell’arte contemporanea. Crede che lo studio accademico ponga dei freni alla spontaneità dell’artista?

Mi capita spesso di imbattermi in artisti provenienti da studi cosiddetti “accademici” in loro riconosco assolutamente lo studio, il tratto, le linee, ma penso che a volte queste cose distraggano e ostacolino la parte impulsiva ed emotiva che si nasconde in ognuno di noi. Allora le movenze pittoriche dell’artista vengono distorte perché spinte verso le giuste regole delle luci, delle ombre, delle prospettive. Io non prediligo questo, ma guardo piuttosto con meraviglia quegli artisti che riescono a “imbastardire” il segno, persino a trasfigurarlo rendendo l’opera ancora più interessante…pensiamo a Francis Bacon per esempio.

4. Dopo aver osservato i suoi lavori non mi sono stupita di questa sua frase: “Quello che mi interessa maggiormente è il passaggio dal figurativo all’astratto, la possibilità di estrapolare dall’immagine riconoscibile una realtà più profonda, emotiva, irrazionale e soggettiva che potrebbe andare oltre l’entità naturalistica”.

Ci potrebbe raccontare l’iter procedurale, se cosi vogliamo chiamarlo, che segue per la realizzazione di un’opera?

Posso descrivere quelli che sono i passaggi che eseguo prima di affrontare una tela: iniziando a selezionare un’ottima e lunghissima playlist musicale, al preparare il fondo della tela (che può spaziare dal monocromatico al

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totalmente colorato) aiutandomi con l’ausilio di carta di giornale, gesso, vernice spray, per poi arrivare a raffigurare il personaggio o il soggetto attraverso l’aiuto di alcuni stencil così da definire meglio le proporzioni.
E in entrambi i casi, ossia nel figurativo e nell’astratto, i passaggi rimangono i medesimi.

5. Un progetto interessante a cui ha preso parte è stata la decorazione del “La Griffe Luxuria Hotel”, un albero a cinque stelle romano. L’evento è stato fortemente voluto da Emanuele Sarnella, rappresentante della proprietà dell’albergo, e curato da Ariela Demarco. All’evento, oltre a lei, hanno partecipato anche altri due artisti: Omar Anzi e Ivan Caponecchi, selezionati da Alessandro Mantovani e Mauro Corsari.

Street art e hotel di lusso non sembrerebbe la premessa di una coppia perfetta, ma devo dire che vedendo i lavori, l’effetto che si viene a creare è stupefacente. Lei ha realizzato: “La visione di un treno al tramonto nella neve”, inizialmente partito da un’immagine reale che ha scomposto in linee e forme geometriche.

Si a volte mi lascio trasportare dall’impulsività che “alberga” in me (passatemi il gioco di parole)…in quell’occasione abbiamo lavorato vicino all’impianto di climatizzazione dell’albergo e questo ha influito molto sul prodotto finale dipinto sulla parete. Ho preso una foto e l’ho scomposta estrapolando solo le linee geometriche che vedevo in quell’immagine mentre per i colori ho estratto quei tre che mi trasmettevano un’idea di freddo di fastidio e malinconico cioè il rosso il nero e il bianco. Ho preso spunto da una foto incredibilmente romantica e bella e ne ho tirato fuori un graffito freddo duro e irritante!

6. Ci potrebbe raccontare la sua esperienza in un contesto che solitamente non predilige lo street art e magari anche la scelta del suo soggetto. Siamo abituati a vedere i graffiti sui muri, vagoni della metro o in situazioni non propriamente a “cinque stelle”.

E stata un’occasione insolita è vero, ma del resto Roma sta iniziando da pochi anni a cimentarsi con la street art al contrario di altre capitali europee come Berlino, Parigi, Londra dove l’arte di strada è una cosa seria. Quindi ho pensato che dovevamo approfittarne per darne più spazio e condivisione possibile. Farlo su un tram o su un muro sarebbe stato più nobile e avrebbe portato più rispetto alla cosa, ma far conoscere e diffondere l’ interesse alla street art era il nostro obiettivo, soprattutto in quegli ambienti.

Devo aggiungere e riconoscere inoltre che realizzare un live painting serale a fine evento, sulla terrazza panoramica di un albergo a 5 stelle in pieno centro di Roma, davanti a decine e decine di persone, mi ha incredibilmente deliziato! 

7. Un’ultima domanda la vorrei dedicare ai suoi progetti! Ha già qualche idea, personale o progetto in corso?

Charlene

Ho sempre progetti in mente, peccato che le giornate durino solo 24 ore!! Ora sto ultimando una serie di tele tutta al femminile dove i soggetti sono le persone comuni, quelle di ogni giorno. Faccio una pausa con le icone pop e i volti noti e passo agli ignoti, quelli che non segue nessuno che apparentemente non interessano, ma che trasmettono molto di più proprio perché di loro non si sa nulla!

Dalla celebrità…alla quotidianità..

Article and interview by Loriana Pitarra