Tobia Zambotti (www.tobiazambotti.it) nasce a Trento e si laurea presso lo Iuav di Venezia in Scienze dell’Architettura. Attualmente studia Design degli Interni presso il Politecnico di Milano. Durante il suo percorso formativo ha dedicato gran parte del suo tempo a progetti extra-universitari come esposizioni personali e concorsi d’architettura, d’arte e di design.

Lei dedica una particolare attenzione alla pittura, di cui si fa interprete minuzioso e attento: perché? Per lei la pittura ha un potenziale maggiore rispetto alle altre tecniche che potrebbe utilizzare?

 Diverse sono le modalità con le quali rendo accessibili le mie idee: architettura, design e arte. In ambito artistico la pittura rappresenta il mio lato più paziente e raffinato, alla quale solitamente affido la rappresentazione di scenari complessi e personali.

Osservare le mie pitture è come interagire con una persona timida o introversa, è necessario parlare lo stesso linguaggio per creare una connessione costruttiva. In tal senso è bene considerare pazienza, curiosità e sensibilità come preziosi collaboratori. Per questo motivo non si può di certo considerare la pittura come il mezzo comunicativo di potenzialità maggiore.

Al contrario stimolando più sensi è possibile catturare l’interesse di un maggior numero di persone, e in questo senso l’arte contemporanea concettuale riesce a dare risposte sorprendenti, sottili e innovative.

La complessità di uno spazio tridimensionale interagisce psico-fisicamente con l’osservatore, rendendo l’esperienza più diretta e reale, ed è quindi questo il linguaggio che ritengo abbia il potenziale maggiore. Ad ogni modo questa consapevolezza non mi allontana dal cavalletto semplicemente perché a me fa stare bene dipingere, e quindi dipingo.

I momenti passati davanti a una tela sono così intensi, che riscopro il piacere di vivere in un corpo umano che si ricorda autonomamente di respirare in quanto se fosse per me, me ne dimenticherei. Dedicare parte del proprio tempo alla produzione di cose superflue alleggerisce la nostra esistenza, forse la cosa più superflua che c’è.

Nel suo sito, oltretutto curato eccellentemente, propone al pubblico due vie di conoscenza: Art e Arch. In Art mostra i suoi lavori pittorici, raccolti in ulteriori sottogeneri (Oil on canvas; Nyln; Ink; Portraits). Potrebbe scegliere ed analizzare un’opera per ognuna di queste categorie da lei inserite nel sito?

Le varie categorie sono figlie di periodi e contesti diversi tra di loro. La mia personalità reinterpreta situazioni e suggestioni quotidiane che non conoscono monotonia, si spezzano per via della mia fame di stimoli nuovi. La continua ricerca nello stupire, in primis me stesso, mi ha portato ad affrontare diverse tematiche utilizzando tecniche diverse.

"W" Courtesy of Tobia Zambotti

“W” Oil on canvas 40 x 80 cm – Courtesy of Tobia Zambotti

Scelgo “W” per la sezione “Oil on canvas” in quanto considero questo lavoro un manifesto della mia visione del rapporto tra uomo e natura. La casa diventa montagna e la montagna diventa casa grazie a un gioco prospettico di grande semplicità. Per quanto riguarda la sezione “Ink” scelgo “In & Out”, rappresentazione, forse sin troppo figurativa, degli effetti che un ambiente ha sul nostro comportamento.

"In & Out" Courtesy of Tobia Zambotti

“In & Out” Courtesy of Tobia Zambotti

La composizione geometrica utilizzata e il contrasto di volumi creatosi è funzionale al concetto che volevo esprimere. In questa serie di lavori a penna è la ricerca di un giusto equilibrio tra dettaglio e spazio vuoto che permette all’osservatore di percepire una visione d’insieme. Per la serie “Nyln” mi soffermerei sulla tecnica utilizzata e non mi concentrerei su un solo lavoro.

"NYLN#1" Acrylic colours - Courtesy of Tobia Zambotti

“NYLN#1” 2016 Acrylic colours  – Courtesy of Tobia Zambotti

Si tratta di una ricerca, ancora in corso, sulla possibilità di utilizzare il colore in maniera più spensierata. Il nylon viene utilizzato come mezzo per separare il colore dalle mie mani, questo mi permette di muovere la materia con facilità.

L’obiettivo è quello di riuscire a fare arte anche nei momenti in cui non ho il tempo o l’equilibrio giusto per cimentarmi in una pittura più accademica. Della serie “Portraits” dico poco, è una ricerca terminata molti anni fa che mi ha permesso di allenare la mano e di prendere confidenza con il colore a olio.

Passiamo all’architettura. Lei ha collaborato per diversi studi d’architettura, infatti, nel suo sito sono presenti molti progetti. Mi ha particolarmente colpito e affascinato l’idea di Nanà, un prototipo di casa in legno progettata con studio R.a.r.o di Trento per il concorso di architettura LEGNO-CASA organizzato dalla Dolomiti Group s.r.l..

La proposta è quella di acquistare e personalizzare una casa attraverso un sito web, sarebbe letteralmente una svolta per velocizzare e acquistare una casa. Come nasce l’idea? Il progetto sarebbe realizzabile in Italia? Secondo lei, quali difficoltà tecniche incontrerebbe?

L’idea nasce in collaborazione con Roberta Di Filippo e Roberto Salvischiani di studio R.a.r.o.. Nanà è un concept che guarda a un futuro presumibilmente caratterizzato da ritmi folli e da una produzione standardizzata priva di passione.

"Nanà" Courtesy of Tobia Zambotti

“Nanà” Courtesy of Tobia Zambotti

Oltre a essere una provocazione che enfatizza le problematiche relative alla progettazione architettonica futura, Nanà sfrutta a suo favore le grandi potenzialità della stampa 3D e dell’interfaccia digitale intuitiva e dinamica garantita dalle app.

Ritengo che al momento in Italia non ci sia la necessità di velocizzare l’acquisto di una casa, bensì quella di renderlo accessibile a dei target meno privilegiati. Aggiungo inoltre che l’interfaccia digitale, prevista per l’acquisto e la personalizzazione, non garantisce il contatto umano diretto che è fondamentale nei momenti in cui il cliente deve affrontare un investimento economico importante.

Temo quindi che al momento il progetto non sia attuabile; fa parte di una serie di lavori, più o meno utopici, che a noi progettisti piace fare per liberare la nostra creatività dai vincoli burocratici ed economici attuali.

Un altro progetto interessante è Melar Farmersmarket, un’idea di negozio ortofrutticolo che abbraccia la comodità e la garanzia del prodotto a Km 0. Interessante e sicuramente apprezzabile vista la poca garanzia che ci viene fornita dai comuni supermercati e soprattutto propone anche una cucina dove comprare direttamente sughi, marmellate ed altri prodotti. Il progetto è stato realizzato per il paese islandese di Fludir, giusto? È stato realizzato? La realtà islandese sostiene maggiormente questi progetti?  

Melar Farmersmarket nasce dalla volontà di Guðjón Birgisson e Helga Karlsdóttir di vendere gli ortaggi prodotti all’interno delle loro serre alla piccola comunità di Fludir e non solo.

La presenza di serre nella zona sud-ovest islandese è collegata alle attività geotermali che permettono di riscaldare le strutture vetrate a costi sostenibili. La produzione di ortaggi tramite questo sistema è essenziale se consideriamo i costi elevati dell’importazione via nave.

“Melar farmersmarket” Courtesy of Tobia Zambotti

“Melar farmersmarket” Courtesy of Tobia Zambotti

Questo progetto di ampliamento, ancora in corso, rispecchia la necessità di soddisfare le richieste del crescente numero di consumatori. Nel “Melar Farmersmarket” il concetto di vendita a Km 0 è accompagnato da quello di fiducia che il popolo islandese possiede: nel market è infatti possibile acquistare prodotti senza la presenza di un commesso o di sistemi di sorveglianza.

Non saprei dire se c’è la volontà da parte delle autorità di investire in queste realtà, posso però dire con certezza che la popolazione islandese è sempre molto entusiasta nel sostenere le iniziative dei piccoli produttori locali.

Ultima domanda. Al momento sta lavorando a qualche progetto? Avremmo la possibilità di vedere qualche altro suo lavoro in Italia?

Attualmente sto lavorando a un progetto fondamentale per nutrire il mio spirito, un bel viaggio nel nord Europa in solitaria. Le migliori idee nascono dalla curiosità e dall’osservazione, considero quindi un viaggio ben fatto come il miglior modo per crescere a livello umano e creativo.

Il prossimo lavoro nell’ambito artistico e creativo che farò in Italia farà parte del “Festival Pergine Spettacolo Aperto 2017” dal 7 al 15 luglio presso la cittadina trentina di Pergine Valsugana.

L’installazione indaga il tema dell’empatia attraverso un gioco di sguardi vincolato e guidato dal progetto. Purtroppo l’Italia fatica a dare fiducia ai giovani talenti e a riconoscere un valore economico alle loro idee, per questo motivo una delle mie gambe è sempre fuori dal paese.

Ringrazio la redazione di Urban Mirrors, e in particolare Loriana, per il profondo interesse dimostrato verso il mio lavoro.

Article & interview by Loriana Pitarra