C’è tempo fino al 3 febbraio prossimo per visitare i Black Paintings di Jim Dine a Roma, tenetelo a mente.

Sarebbe un vero peccato se vi dimenticaste dell’evento che ha eletto l’artista statunitense ad accademico di San Luca. La serie inedita, in esposizione presso l’Accademia Nazionale di San Luca, propone ai visitatori un ciclo pittorico, sculture e un poema dell’artista, classe 1935.

Il conosciuto esponente del movimento Neo-Dada è un artista multiforme: un’espressione pittorica, scenografica, fotografica e scultorea.

Partendo dall’analisi della società in cui vive, Dine elabora, insieme ad altri artisti della stessa visione, un nuovo linguaggio artistico pregno delle caratteristiche peculiari degli anni Sessanta. La pubblicità, il consumismo, la mania dello shopping e, in generale, il materialismo segnano le opere degli artisti americani che riescono a esprimere intense emozioni attraverso la propria maniera di sentire e di fare arte.

L’empatia verso le persone e l’utilizzo di materiali di uso comune sono tipici del processo creativo di Dine, il quale, in maniera semi-seria, comunica il disagio della sua epoca anche e soprattutto mediante gli happening, di cui è ritenuto il pioniere.

Gli happening offrono all’artista una modalità di espressione unica: eventi teatrali e performance di svariata natura danno vita a grandi sensazioni che nascono nello spettatore, parte integrante della rappresentazione stessa. Grazie anche a elementi luminosi e sonori, infatti, egli partecipa. Non c’è spazio per la passività, dunque, ma bisogna soltanto lasciarsi andare alle emozioni forti, quali quelle provocate dalla performance Car Crash, che Dine realizzò presso la Reuben Gallery di New York nel 1960, in occasione della sua prima mostra personale.

Quello che oggi Roma ci offre è la possibilità di visionare la serie inedita dei Black Paintings, mostra inaugurata lo scorso 27 ottobre, costituita da sculture e pitture presenti nella storica location di Palazzo Carpegna. La sua pop art e l’autonomia espressiva trapelano dalle sette tele che costituiscono i Black Paintings, l’ispirazione dei quali giunge nel 2015 a Parigi, nello studio dell’artista.

È una narrazione intensa quella che Jim Dine dona al suo ciclo pittorico: xilografia, acrilico, sabbia e carboncino, con al centro dell’interpretazione i suoi simboli, icone più che rappresentazione nell’interezza artistica.

Oltre all’inedito ciclo pittorico dei Black Paintings , sarà possibile visionare The Flowering Sheets (Poet Singing), già presente al Getty Museum di Los Angeles nel 2008, attualmente nel salone centrale. Qui troverete cinque sculture di legno poste intorno all’autoritratto di Dine realizzato in gesso bianco, poliestere e legno. Sulle pareti i versi di The Flowering Sheets (Poet Singing), opera che l’artista stesso leggerà nel corso di una serata prevista per il 7 novembre prossimo, presso la chiesa dei Santi Luca e Martina al Foro romano, a partire dalle ore 18:30.

 

Article by Francesca Martire