Pirelli HangarBicocca presenta the last days in Galliate la prima grande mostra personale in Italia di Leonor Antunes (Lisbona, 1972). Lo spazio espositivo viene ripensato radicalmente come un unico ambiente scultoreo, dove opere e luce si integrano. Un percorso che rende omaggio alla tradizione modernista di Milano e a figure di spicco che hanno contribuito al suo sviluppo e successo come Franca Helg e Franco Albini.

Leonor Antunes so then we raised the terrain so that I could see out, 2017 – Veduta dell’installazione, 57a Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia, 2017 Courtesy dell’artista; Air de Paris, Parigi; kurimanzutto, Città del Messico e Luisa Strina Gallery, San Paolo Foto: Nick Ash // courtesy press office HangarBicocca

Leonor Antunes

Leonor Antunes reinterpreta attraverso le sue sculture la storia dell’arte, del design e dell’architettura del Ventesimo secolo, e in particolare la tradizione del Modernismo nelle sue istanze più radicali e di sperimentazione. Oggi è tra gli artisti più interessanti del panorama contemporaneo, con mostre personali nelle maggiori istituzioni internazionali – come Whitechapel Gallery, Londra, San Francisco Museum of Modern Art, San Francisco, New Museum, New York, Kunsthalle Basel, Basilea e Fundação de Serralves, Porto.

Leonor Antunes Veduta della mostra, “Leonor Antunes: I Stand Like A Mirror Before You”, New Museum, New York, 2015 Courtesy New Museum, New York
Foto: Maris Hutchinson // courtesy press office HangarBicocca

Ispirandosi al lavoro di artisti, architetti e designer, Antunes conduce un’attenta ricerca sui loro progetti, ne studia le proporzioni e misure e, selezionati alcuni dettagli e frammenti, li trasforma in nuove forme ed eleganti opere d’arte. Attraverso questo processo di indagine l’artista si interroga sul

Create sul modello di elementi esistenti, le sculture di Leonor Antunes si caricano di storie e di memoria, diventano emblemi del tempo e di uno specifico contesto culturale, eludendo qualsiasi intento nostalgico a loro connesso. Ogni progetto espositivo dell’artista dà vita così a una complessa e stratificata narrazione visiva in cui è fondamentale la relazione con il luogo in cui prende forma e con lo spazio in cui le opere vengono esposte.

Leonor Antunes porta, 2011 (particolare) Veduta dell’installazione, Fundação de Serralves, Porto, 2011 Courtesy dell’artista e Air de Paris, Parigi Foto: Teresa Santos & Pedro Tropa © Fundação de Serralves // courtesy press office HangarBicocca

Antunes per la creazione delle sue sculture predilige materiali naturali e organici su cui restano visibili le tracce dello scorrere del tempo – tra cui corda, legno, cuoio, ottone, gomma e sughero. Si avvale di tecniche di lavorazione artigianali e vernacolari, come alcuni metodi di intreccio utilizzati da tribù indigene in Sud America, il vetro soffiato a Murano, la trama delle reti dei pescatori della sua terra d’origine, il Portogallo, così come competenze specifiche di sellai, falegnami o fabbri il cui lavoro si svolge ancora completamente a mano e in netta contrapposizione alla produzione di massa, in un tentativo di preservare e tramandare saperi e conoscenze tradizionali.

Leonor Antunes a secluded and pleasant land, in this land I wish to dwell, 2015 (particolare) Veduta dell’installazione, 8a Biennale di Berlino, 2015 Courtesy dell’artista e 8a Biennale di Berlino Foto: Nick Ash // courtesy press office HangarBicocca

Tra i nomi ricorrenti nel suo panorama di riferimento figurano soprattutto personalità femminili, il cui lavoro per anni è rimasto parzialmente in ombra, tra cui: Anni Albers (1899-1994), designer di origine tedesca, costretta a fuggire negli Stati Uniti dopo la chiusura della scuola del Bauhaus, che oggi è considerata tra le figure più rilevanti del Novecento per la sua ricerca d’avanguardia nell’arte grafica e tessile; l’architetta di origini italiane ma profondamente legata al movimento modernista brasiliano Lina Bo Bardi (1914-1992), che ha progettato alcuni dei musei più importanti dell’America Latina, come il MASP, Museo d’Arte di San Paolo; e la cubana Clara Porset (1895-1981), allieva dell’artista Josef Albers (1888-1976) ed esule in Messico, che ha intrapreso un’approfondita ricerca sul folklore locale, sostenendo la necessità di integrare il design contemporaneo con forme e materiali tradizionali dell’artigianato.

the last days in Galliate

La mostra in Pirelli HangarBicocca è concepita come una complessa installazione site- specific che invade i 1.400 metri quadrati dello spazio dello Shed: le opere, di cui molte create ex novo, entrano in dialogo con gli elementi strutturali e con la luce naturale per confluire in un’unica narrazione. Lo Shed viene trasformato da un intervento che ricopre il pavimento con un intarsio in linoleum, ispirato a un disegno di Anni Albers, e che nella cromia si rifà all’iconico pavimento dell’architetto e designer Gio Ponti (1891-1979), realizzato nel 1960 per il Grattacielo Pirelli a Milano.

Anche la luce viene utilizzata da Antunes come elemento scultoreo e di scansione temporale: l’apertura eccezionale di otto lucernari sul soffitto dello spazio espositivo, porta luce naturale zenitale all’interno dell’ambiente, mentre quella artificiale, affidata a una serie di lampade-sculture in ottone – che a loro volta si ispirano a disegni di Anni Albers –, genera atmosfere intime e di dimensione domestica.

Milano e la sua ricca tradizione modernista, in particolare il lavoro degli architetti Franca Helg (1920-1989) e Franco Albini (1905-1977), diventano fonte di grande ispirazione per l’artista che intreccia tali storie al retaggio culturale di aziende come Pirelli o Olivetti e ai loro progetti innovativi, realizzati a partire dagli anni Cinquanta insieme a creativi d’avanguadia, sul significato degli oggetti di uso quotidiano e sul ruolo sociale dell’arte e del design come mezzi di emancipazione e di miglioramento della qualità della vita.

Per la mostra, Antunes approfondisce la collaborazione che ha avuto luogo negli anni Cinquanta e Sessanta tra lo Studio Albini-Helg e la casa manifatturiera Vittorio Bonacina – azienda storica della Brianza, l’odierna Bonacina 1889, attiva nella produzione di mobili ed elementi di arredo in giunco e midollino.

In particolare, l’interesse per l’attività di Franca Helg si esplicita in una serie di nuove opere: partendo da dettagli e forme di alcuni mobili ideati dalla designer per Bonacina, ma estrapolandoli dal contesto e privandoli totalmente della funzionalità originale, Antunes presenta sculture sospese realizzate in manila – materiale affine al giunco – discrepancies with F.H. (2018), in dialogo con un gruppo di lavori in ottone dalle forme analoghe.

Proprio il titolo della mostra the last days in Galliate rimanda alla ricerca dell’artista su Franca Helg, a cui si allude attraverso il nome della località affacciata sul lago di Varese e le Prealpi, in cui Helg ha progettato e costruito la casa di famiglia per i genitori – uno dei pochi esempi di suoi progetti edilizi firmati autonomamente al di fuori dello Studio – e in cui ha poi vissuto i suoi ultimi anni. Ma il titolo si riferisce anche a un’altra personalità d’avanguardia, la designer Clara Porset che ha trascorso l’ultimo periodo della sua vita nel quartiere chimalistac di Città del Messico – da cui il titolo della mostra di Antunes del 2013 alla Kunsthalle di Basilea: the last days in chimalistac. Il lavoro di Porset viene inoltre omaggiato nelle sculture in legno e corda poste direttamente sul pavimento nello spazio espositivo (Clara, 2018).

Leonor Antunes, villa Mallet-Stevens, 2011 (particolare) Veduta dell’installazione, Fundação de Serralves, Porto, 2011
Courtesy dell’artista e Galleria Isabella Bortolozzi, Berlino Foto: Teresa Santos & Pedro Tropa © Fundação de Serralves // courtesy press office HangarBicocca

Ulteriori opere che concorrono a concretizzare la narrazione concepita per la mostra in Pirelli HangarBicocca sono una serie di sculture appese e modulari realizzate in ottone verniciato in nero, verde, ocra, bianco e oro che introducono il percorso espositivo (altereted climbing form I, II, III, IV, 2017), ispirate a un piccolo rilievo del 1954, Climbing Form, dell’artista britannica Mary Martin (1907-1967). Infine un richiamo all’arte post-minimalista, in particolare al lavoro dell’artista Eva Hesse (1936-1970), viene evocato in alterated knot, 2018, sculture astratte in cuoio e corda pendenti direttamente dal soffitto – riferite a disegni di Annie Albers.

Il catalogo

La mostra sarà accompagnata da un catalogo bilingue disegnato dallo studio grafico londinese A Practice for Everyday Life (APFEL) e pubblicato da Pirelli HangarBicocca con Mousse Publishing. Oltre a un ricco apparato iconografico che ripercorre le varie fasi di studio e preparazione della mostra milanese negli scatti del fotografo Heinz Peter Knes – che ha seguito l’artista nei vari sopralluoghi per la realizzazione della mostra –, e una dettagliata documentazione fotografica dell’allestimento finale nello Shed, il catalogo include contributi di Briony Fer, Tom McDonough, Antonio Piva e una conversazione tra Leonor Antunes e Roberta Tenconi. Il formato del catalogo (33 x 24 cm) riprende quello della Rivista Pirelli, in un omaggio all’iconico periodico pubblicato da Pirelli tra il 1948 e il 1972 in cui l’informazione tecnica e scientifica si integrava al più attuale dibattito sociale e culturale.

Leonor Antunes

Leonor Antunes (Lisbona, 1972) vive e lavora a Berlino. Il suo lavoro è stato esposto in numerose istituzioni di rilievo internazionale tra cui: Whitechapel Gallery, Londra (2017-2018); San Francisco Museum of Modern Art, San Francisco (2016); CAPC musée d’art contemporain de Bordeaux, Bordeaux (2015); New Museum, New York (2015); Kunsthalle Basel, Basilea (2013); Fundação de Serralves, Porto, Museo El Eco, Città del Messico (2011). Le sue opere sono inoltre state presentate all’interno di importanti rassegne collettive, quali la 57. Biennale di Venezia (2017), la 12. Biennale di Sharjah (2015), la 8. Biennale di Berlino (2014) e la 3. Biennale di Singapore (2011). Il Museo Tamayo di Città del Messico ha

recentemente inaugurato un’importante mostra personale di Leonor Antunes (giugno – settembre 2018), mentre il suo lavoro è attualmente esposto nella colletiva Machines à penser, Fondazione Prada, Venezia (maggio – novembre 2018) e verrà presentato a settembre 2018 in Space Shifters, Hayward Gallery, Londra e alla 12. Biennale di Gwangju.

Il programma artistico

La mostra the last days in Galliate è parte del programma artistico 2018, concepito dal Direttore Artistico Vicente Todolí assieme al dipartimento curatoriale: Roberta Tenconi, Curatrice; Lucia Aspesi, Assistente Curatrice; Fiammetta Griccioli, Assistente Curatrice. La programmazione proseguirà con la mostra di Mario Merz, “Igloos” (dal 25 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019) nelle Navate.

Pirelli HangarBicocca

Pirelli HangarBicocca è un’istituzione no profit dedicata alla promozione e alla produzione dell’arte contemporanea che riflette la cultura d’impresa di Pirelli e il suo impegno per la ricerca, l’innovazione e la diffusione dei linguaggi contemporanei. Con una ricca e intensa programmazione, Pirelli HangarBicocca presenta mostre personali dei più importanti artisti internazionali che si distinguono per il loro carattere di ricerca e sperimentazione, oltre che un calendario di eventi culturali e approfondimenti, garantendo al pubblico l’accesso gratuito allo spazio.

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