"Monumento ad un caduto"
Artisti

“Monumento ad un caduto”: funerale urbano o resurrezione artistica?

“Monumento ad un caduto”
Installazione di Salvatore Cammilleri
a cura di Giorgia Basili

La mia non sarà una descrizione critica o tecnica di un monumento, ma un viaggio all’interno di un luogo. Un’occasione per sottolineare come l’arte sia prima di tutto un mezzo umanamente sociale.

Siamo nel 2009, quando l’ex stabilimento del salumificio Fiorucci viene occupato. Il motivo? Risolvere i problemi abitativi di molti, un’intera comunità multietnica bisognosa di un luogo in cui vivere, ma, allo stesso tempo, anche un segno di protesta contro un colosso delle costruzioni, come la Srl Salini, proprietaria dell’immobile.

È qui che inizia la curiosa storia del MAAM, Museo dell’Altro e dell’Altrove, un edificio apparentemente abbandonato, inserito nel background di una Roma periferica e tremendamente vissuta. In questa cornice viene alla luce il progetto artistico-antropologico del MAAM. Arte e morte si uniscono, anzi, Vita-arte e morte, perché la particolarità di questo museo è proprio la sua normale quotidianità. Mi spiego.

MAAM-Edificio-centrale.-Sulla torre il telescopio-opera-di-G.-Maria-Tosatti-e-simbolo-di-Metropoliz-photo-G. Ottaviani

Non troverete indicazioni a caratteri cubitali a indicarvi l’entrata, non dovrete munirvi di un biglietto, ma dovrete solo varcare la soglia di un enorme cancello all’interno del quale vi si aprirà un’altra realtà. Una grande casa abitata da famiglie di cui voi sarete ospiti e visitatori.

Gli artisti hanno visto in questo luogo una possibile rinascita, una sorta di fenice culturale, dalle cui ceneri prende vita il museo. Una riqualificazione di un luogo che, per anni teatro di morte e macellazione, ora è una casa e un luogo di cultura.

La nostra visione di “contenitore” d’arte è strettamente legata a uno stereotipo, il museo: luogo d’eccellenza che da sempre accoglie, tutela e promuove l’arte, ma l’opera non è fatta di teche, luci o sensori.

MAAM

L’arte è un bene sociale, simbolo di comunicazione e unione. È proprio in questo luogo e con questa premessa che nasce l’opera di Salvatore Cammilleri: “Monumento ad un caduto”.

Lo scorso 23 settembre il cortile del MAAM è stato il palcoscenico di un cerimoniale.

I visitatori sono stati catapultati in un memoriale. Un’orazione funebre per ricordare chi ormai non c’è più.

Il monumento era custodito da delle vere e proprie vestali moderne (performers: Fabrizia Ranelletti e Alessia Vegro), testimoni di questa operazione artistica, il tutto accompagnato dalla musica di Francesco Mascio e la live painting di Silvia Struglia, che hanno bloccato e sottolineato la caducità di questo evento.

Fabrizia Ranelletti – performer

Sorge la domanda: il monumento qual è? Un uovo fritto!

Ebbene sì. L’artista ha utilizzato un elemento quotidiano, prettamente Pop, per realizzare il suo monumento.

Le vestali

Ovviamente, la visione di una folla riunita attorno a un uovo fritto è abbastanza inusuale e ironica. Una commemorazione provocatoria che affronta con ilarità un tema serio e profondo come quello della morte.

Siamo tutti fritti! Meglio: prima o poi lo saremo tutti.

L’uovo, oggetto fragile e bianco, è da sempre stato simbolo di primordialità e resurrezione, del ciclo vitale e dell’incessante rigenerarsi della vita.

Mettiamo da parte i monumenti equestri, le piramidi e i sarcofagi. Siamo nel 2017!

Salvatore Cammilleri -artist

Il tempo va veloce e non ne avremmo mai abbastanza, ma soprattutto nessuno si prenderà la briga di costruirci un monumento. Cammilleri gioca d’anticipo e ci ricorda in maniera ironica quale sarà la nostra fine.

Il luogo in cui resterà l’opera avrà ben poco d’ironico, ma tutto di vissuto.

Tu, visitatore distratto che passerai davanti a questo uovo spiaccicato al suolo, fermati e pensa a queste parole:

[…] al nostro caro, caduto perseguendo un’ideale – un sogno ad occhi aperti – in nome di un paese che non l’aveva accolto a braccia aperte, ma sentiva in fondo fosse anche il suo, della terra che ora lo ricopre dalla testa ai piedi. Ha lottato con tutte le proprie forze per sentirsi appagato di una vita che toglie e che dà. Soddisfazioni, dolore, banalità e consistenza, retorica, vuoto a perdere. […] – cit. tratta dall’orazione funebre di Capodiluce.

Stai ancora ridendo?

 

Article by Loriana Pitarra