“The escape of Sobek” – courtesy ph. Daniele Nitti

“Il pezzo che ho fatto in Marocco, a Rabat, si chiama La fuga di Sobek. Sobek è un’antica divinità egizia raffigurata di solito come un coccodrillo. In questo caso ho pensato di disegnarlo ritraendolo con fare guardingo, con la coda che muta gradualmente in un albero di mele d’oro, munite a loro volta di occhi che osservano lo spazio circostante. L’albero sulla coda è una citazione al giardino delle Esperidi, in cui un albero di mele d’oro era protetto dal drago Ladone. Dunque mitologia egizia e mitologia greca insieme. Quello della mitologia è un mondo che mi affascina molto e molte delle mie opere rimandano ad esso. In questo caso l’ho usata per parlare di avidità umana”.

Daniele Nitti, 35 anni, pugliese d’origine trapiantato a Milano, è quello che si potrebbe definire un artista. Ha iniziato a dipingere una decina d’anni fa, su carta. In seguito le sue raffigurazioni oniriche, prevalentemente in bianco e nero dipinte sullo sfondo blu del cielo stellato, sono state richieste su parete. Lui non ha avuto niente in contrario.  Così negli ultimi anni ha dipinto – in alcune occasioni in collaborazione con Luigi Loquarto – a Ravenna, per il Subsidenze Festival, poi a Parma, Roma, Trani, Corato, Civitanova Marche, Siviglia (Spagna), Dexo (Spagna), Milano, Piano di Sorrento e, ultima in ordine di tempo, Rabat (Marocco).

“Chelone” – courtesy ph. Daniele Nitti

“A Rabat ci sono andato ad aprile per lo Jidar Festival, invitato da Salah Malouli. C’erano street artist dall’Europa e dal Sud America, io unico italiano. A parte l’ansia durante gli spostamenti visto che  guidano come in Fast&furious, almeno il mio collaboratore guidava così, sono stati dei giorni bellissimi. Mi sono sentito a casa in poche ore. Non appena si terminava di dipingere la gente del posto non vedeva l’ora di mostrarti la città, le usanze, la cultura e le tradizioni, di farti assaggiare cibo buonissimo. Rabat è una città che ti lascia il segno per i suoi colori, vanno dal sabbia all’azzurro mare, per i profumi della medina, le decorazioni delle moschee e dei tappeti, i piccoli vicoli con i loro mercatini, il museo, ma soprattutto per i suoi abitanti che hanno un senso dell’ospitalità ammirevole”.

Ho letto che a Rabat il tuo dipinto è grande 9 metri per 8. A me quello che colpisce dei tuoi lavori, tra le altre cose, è la maniacalità che ci metti nell’esecuzione. Quanto tempo ci metti a fare un pezzo?

Durante i festival sei condizionato dai tempi che t’impongono loro, in 5 o 6 giorni massimo devi finire. Ecco che poi risultano giornate pienissime e faticosissime, in cui si dipinge per un sacco di ore di fila. La cosa forse buffa è che lo stesso tempo che ci metto per una parete, impiego per un disegno su carta. Anche lì sotto i 4 o 5 giorni non vado mai.

“Il canto muto della conoscenza” – courtesy ph. Daniele Nitti

Quando inizi un pezzo sai già chiaramente come andrà a finire, oppure evolve pian piano?

Cerco sempre di rispettare la fotografia che ho immaginato, però se durante la fase creativa incontro delle soluzioni migliori, apporto delle modifiche o ricomincio da zero.

Quali sono le tue fonti principali d’ispirazione?

Ovidio, Omero, Dante, Virgilio, Esopo, Waterhouse, Giotto, Bosh, Bruegel, Goya, Doré, Moreau, Draper, Chagall, Magritte, Botticelli e Rubens. Soprattutto questi ultimi due sono il mio tramite artistico con il mito di cui accennavo all’inizio. Penso ad opere come “La via di Hermes”,  “Chelone”, “Nella tana di Zeus”.

“La parte per il tutto – particolare” – courtesy ph. Daniele Nitti

Parliamo un po’ della simbologia dei tuoi lavori. Ci sono pochissime figure umane e tante piante e animali, soprattutto animali marini: perché? E poi Il cielo stellato come sfondo fisso: perché?

Sì, poche figure umane. Ho pensato che in un futuro la flora e la fauna riusciranno in qualche modo ad adattarsi allo scenario apocalittico che finiremo per lasciare. Il genere umano è troppo impegnato su altri fronti per poter pensare ad un piano di salvaguardia delle specie. Poi adoro il mare, in particolare le forme che lo abitano, mi fanno pensare alla pellicola Disney “ FANTASIA”, del 1940. La vidi per la prima volta a 6 anni e la musica classica che accompagnava le scene restituì alla mia mente una visione magica, a tal punto da immaginare che il mondo marino potesse librarsi in un cielo stellato. Lo so, è un po’ contorto, ma spero di essermi spiegato.

“La parte per il tutto” – courtesy ph. Daniele Nitti

A me sembra che i tuoi lavori non siano delle istantanee, piuttosto sono dei lavori che vogliono raccontare delle storie. È così? Vuoi raccontare qualcosa coi tuoi dipinti?

Sì, è così. In molti lavori ho cercato di trasferire i ricordi della mia infanzia adesso labili. Penso inconsciamente che l’abbia fatto per ringraziare il bambino che sono stato.

Mi parli di una delle tue opere a cui sei particolarmente affezionato?

Guarda se mi parli di legame affettivo devo citarti due disegni – Il Coccodrillo nella fossa del miglio e L’uovo magico – dedicati a Napoli. Sono le raffigurazioni di due leggende legate ai castelli napoletani, il Castel dell’Ovo e il Maschio Angioino, sono disegni di svolta perché con quelli capii che mi sarebbe piaciuto dare una direzione più simbolica alle mie opere e non solo illustrativa. A breve tra l’altro questi lavori saranno in mostra proprio a Napoli, in una collettiva con altri 26 artisti, per un’esposizione curata sa Luca Borriello, Salvatore Vellotti e Silvia Scardapane.

“Il coccodrillo della fossa del miglio” – courtesy ph. Daniele Nitti

“L’uovo magico” – courtesy ph. Daniele Nitti

A proposito del futuro, altri progetti?

Acquistare una serra di quelle inglesi tutte in vetro dove la luce filtra dappertutto e con tantissime piante. Ecco qui ci farei uno studio per disegnare.

Article & Interview by Andrea Colasuonno