Ksenia Yarosh and The Crow
Artisti

Now you need a … key: intervista a Ksenia Yarosh

Lei nasce a Mosca, si laurea in giurisprudenza e per un periodo lavora in un tribunale della città. A un certo punto, la drastica svolta alla Sua vita: il trasferimento in Italia e un completo cambiamento di attività. Potrebbe raccontarci quel periodo, le scelte, le difficoltà e tutto ciò che ha affrontato?

Sono nata in un periodo storico molto particolare per il mio Paese. Il vecchio mondo stava per finire, si viveva in una sorta di “terra di nessuno”, con tante speranze ma poche certezze. Per questo i miei coetanei sono per lo più giuristi ed economisti: era la scelta convenzionalmente più giusta da fare per garantirsi un futuro; persino mia madre, che in tempi sovietici ha avuto grande riconoscimento come pittrice, è stata contraria a farmi seguire la sua strada. Alla fine però, quando già stavo lavorando in tribunale, mi sono resa conto che stavo seguendo un percorso che, in realtà, non era mai stato il mio. È così che ho cominciato a pensare a come avrei voluto vivere e in quale Paese del mondo sarei riuscita a farlo. Il trasferimento è stato difficile, ma ne è valsa la pena. Qui in Italia la gente dà valore a cose a cui, in Russia, avevamo dovuto rinunciare da tempo. Si vive per vivere, non per “accumulare punti”. Questo mi ha permesso di capire che non aveva senso continuare il percorso di riconoscimento dei miei titoli universitari, ma che avrei invece potuto – e dovuto, per me stessa – dare spazio alla mia carriera artistica.

A BETTER PLACE
acrilic on canvas
(90 X 65 cm)
2016

Se dovesse descrivere la Sua arte, o meglio, la Sua linea di pensiero artistico, che parole utilizzerebbe? Perché?

Potrei paragonare il mio processo artistico a quello onirico. Nel sogno il subconscio ci manda dei messaggi nella forma di storia ma, al risveglio, tutto ciò che ci rimane sono le immagini più significative e, partendo da queste, costruiamo un nuovo racconto. Nello stesso modo, le immagini che metto su tela rappresentano quei frammenti, così che chi li guarda possa costruire il proprio racconto. È il mio legame con il pubblico, che parte da simboli allegorici che, per quanto liberamente interpretabili, per me hanno un significato preciso e sono strettamente legati alla mia storia personale.

Make me Russian. Red Khokhloma. 50x50x3cm. acrilico su tela. 2017

Quanto ha influito il movimento metafisico sulla Sua arte? Ha degli artisti che stima o da cui semplicemente prende ispirazione?

Comprendo la domanda, mi viene fatta spesso dal momento che il manichino animato viene normalmente associato con l’arte di De Chirico. Nel mio caso però è dare vita a una natura morta: ciò che mi importa è raffigurare l’essenza tangibile, dissociata dall’apparenza. I miei manichini non sono su un palcoscenico, esposti sotto la luce dei riflettori, vivono la loro vita. Più che col movimento metafisico mi relaziono con quello surrealista, del quale ammiro lo stile di René Magritte. Altri artisti, slegati dal mio movimento artistico, da cui in qualche modo ho tratto ispirazione, sono Piet Mondrian, nel suo percorso di evoluzione, Andy Warhol, per il genio innovativo e sincero e per la sua voglia di creare un’arte “ad alta digeribilità”, e Vasilij Kandiskij per la positività dei suoi quadri.

“Sky for the branches”
Acrilic on canvas, 50 x 50 x 3 cm, 2017

Tra tutte le Sue opere, ne ha qualcuna a cui si sente particolarmente legata? Perché?

Un quadro della serie “Ex Illotus”: “Crow“. Oltre a segnare l’inizio di un nuovo periodo artistico, è anche stato il primo quadro a essere veramente apprezzato da mia madre, che nella sua ricerca della perfezione è sempre stata una critica severa, con me come con se stessa.

Ex-illotus / crow
90 x 65 cm
Acrilic on canvas

Una delle opere che più mi ha colpito è Now you need a door: un’opera quasi criptica, ma a cui ognuno di noi potrebbe attribuire un significato diverso. Cosa significa per Lei e soprattutto come nasce quest’opera?

Questo quadro fa parte della serie “Chambers”, della quale ogni quadro rappresenta un processo mentale. “Now you need a door” è per me un’allegoria delle potenzialità della personalità di ciascuno di noi. La logica comune è cercare di trovare la chiave per aprire le porte che ci insegnano che è convenzionale aprire. Penso che si dovrebbe invece partire dal presupposto che la chiave che è dentro di noi è già quella giusta. Dobbiamo solo trovare la “nostra porta”. Magari è proprio questa la ricetta della felicità.

Now you need a door

Le radici sono quasi sempre presenti nelle Sue opere. Hanno un significato specifico?

Per quanto l’albero è universalmente un simbolo dell’uomo, di vita, così anche i miei alberi, con i loro rami e le loro radici, sono una specie di autoritratti. Se i rami spogli significano per me le potenzialità, la promessa della fioritura e del nuovo inizio, le radici sospese rispecchiavano la mia lontananza da tutto ciò che appartiene al mio passato.   

“Water for the roots, sky for the branches” (dittico, acrilico su tela, 50x50x3 cm ciascuno)

Progetti futuri?

Rispetto a quando ho dipinto i quadri che fanno parte del mio primo periodo artistico, ora non mi sento più un albero volante, decontestualizzato dallo spazio. Nei miei nuovi progetti, il nero predominante viene sostituito dal colore acceso e avvolgente. Mi interessa rafforzare l’aspetto decorativo, in particolare ricorrendo a simboli stereotipati del mio Paese e, per quanto rimango comunque legata al surrealismo, i miei nuovi quadri si avvicinano sempre di più al filone della Neo Pop Art.

 

Long coffee break

Article & interview by Loriana Pitarra