Pamela Napoletano (www.pamelanapoletano.com) nasce a Monopoli ma cresce tra la Toscana e la Liguria. Frequenta la Scuola Libera del Nudo e il corso di disegno sperimentale presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara. Dal 2006 vive e lavora in Lombardia.

Tra i suoi vari spostamenti regionali, ha un luogo a cui si sente particolarmente legata e che magari ha influenzato e arricchito la sua esperienza artistica e professionale?

Ho sempre avuto la sensazione di appartenere a molteplici luoghi. Persone e spazi con i quali ho avuto una forte condivisione emotiva sono diventati parte di una visione allargata di “famiglia” e “casa”. Quando nel settembre del 2016 ho aperto il mio nuovo studio a Chiavenna, la prima cosa che ho portato al suo interno è stata una grossa valigia di cartone. Lì custodisco metaforicamente ogni incontro, ogni posto, ogni emozione del passato, del presente e del futuro. Da lei pesco le mie aspirazioni artistiche.

Studio - Courtesy of Pamela Napoletano

Studio – Courtesy of Pamela Napoletano

Dal 2009 è attivissima sulla scena contemporanea, tra mostre personali e collettive. Durante questi anni ha dimostrato la sua capacità di innovazione, cambiamento e ricerca personale e artistica, a partire dai contenuti da lei proposti fino ad arrivare alla sperimentazione di nuove tecniche. Curiosando nel suo sito sono rimasta molto colpita da due opere, Il mezzo e Visit: potrebbe analizzarle e parlarci un po’ delle varie tecniche da lei utilizzate? In Visit ha utilizzato lo smalto per unghie, come mai?

Amo moltissimo il lavoro artigianale (nel senso stretto del termine) e questo mi porta a utilizzare qualsiasi oggetto o medium che sento affine alla mia momentanea esigenza espressiva. Così come amo l’utilizzo delle immagini. In una società dove, consciamente o meno, siamo condizionati e manipolati da queste, cerco una via di fuga dal loro subdolo potere. Non mi faccio scrupoli, per esempio, a far mia l’opera di un altro artista e plasmarla secondo la mia visione, così come un mobile di design diventa “anatomia” dei miei personaggi.

La libertà dei mezzi è inversamente proporzionale alle tematiche. Queste ultime, infatti, spaziano costantemente nell’universo intimo dell’essere umano e in particolar modo in quello femminile. Da donna provo fortemente tutte le sfumature di questa complessità travagliata e ne vivo tutte le difficoltà culturali e sociali.

Il mezzo | Collage e tecnica mista su tavola | 2011 | 102x102 cm - Courtesy of Pamela Napoletano

Il mezzo | Collage e tecnica mista su tavola | 2011 | 102×102 cm – Courtesy of Pamela Napoletano

«Il Mezzo» è un’opera del 2011 in cui ho voluto trattare il corpo femminile al pari di altri strumenti del quotidiano domestico. La sua essenza è ancora bersaglio, purtroppo, di stereotipi che la confinano in certi ambiti e ruoli. Se vogliamo, «Visit» (2017) ne è una rivisitazione. La violenza è “normalizzata” a tal punto da diventare meta di una gita domenicale per famiglie.

Visit | Olio, smalto per unghie su faesite, stampa, plexiglass e legno | 2017 | 20x19,5x10 cm - Courtesy of Pamela Napoletano

Visit | Olio, smalto per unghie su faesite, stampa, plexiglass e legno | 2017 | 20×19,5×10 cm – Courtesy of Pamela Napoletano

Lo smalto per unghie è un vano tentativo di nascondere il dolore. Voglio dire che tante donne “si colorano” per mascherare uno stato d’animo sofferente e insicuro. Per abbellirsi, come se questo potesse cancellare la realtà. Al contrario, io ho usato questo simbolo di artificiosità per dipingere esattamente la loro condizione.

Dal 21 gennaio al 28 febbraio ha partecipato alla collettiva Trascorrenze, ispirata all’immaginario di Tarkovskij. Una mostra affascinante che ha visto la presenza di molti artisti nazionali e internazionali. Ha avuto modo di conoscere qualcuno di questi artisti? Tra le opere presenti ne ricorda qualcuna che l’ha particolarmente colpita?

«Trascorrenze» è stata una collettiva organizzata negli edifici dell’ex convento delle Clarisse a Massa Marittima, da Aequamente ArteContemporanea, e curata da Costabile Guariglia e Fabio Campagna. In uno scenario alquanto suggestivo e stimolante, opere di diversi artisti contemporanei dialogavano con l’edificio del XIII secolo, oggi biblioteca comunale. Il grande lavoro di Augustine Okubo era quello che creava maggiore contrasto con lo spazio e quindi suscitava curiosità. Anche le figure “liquide” di Evita Andujar o l’ambiguità degli scenari di Luca Cecioni mi hanno molto colpita. Piccola curiosità: con Luca avevo già partecipato nel 2013 a una stimolante collettiva a Pietrasanta e in entrambe le occasioni le nostre opere si sono ritrovate a dialogare sulla medesima parete.

Guardando le sue opere, ho notato una certa sequenzialità, nonché volontà di raccontare alcuni momenti della vita. Forse è solo una mia impressione, ma le seguenti opere:

  • The room
  • Il ventre vuoto di mia madre
  • Ritratto di famiglia
  • Lo sposo
  • La sposa
  • La sposa un anno dopo

sono state ideate come un racconto, oppure sono opere nate singolarmente senza nessuna volontà di unione?

Il racconto non era preventivato, ma è stato come se un’opera avesse chiamato l’altra a mostrare altre facce dello scenario circostante.

La sposa | Olio e flatting su tela | 2016 | 120x100 cm - Courtesy of Pamela Napoletano

La sposa | Olio e flatting su tela | 2016 | 120×100 cm – Courtesy of Pamela Napoletano

La sposa un anno dopo | Olio e flatting su tela | 2016 | 100x100 cm - Courtesy of Pamela Napoletano

La sposa un anno dopo | Olio e flatting su tela | 2016 | 100×100 cm – Courtesy of Pamela Napoletano

L’ultimo quadro mi è piaciuto moltissimo, perché dà l’opportunità di leggere e interiorizzare positivamente o negativamente l’unione coniugale. Guardandolo con occhi positivi e colmi d’amore, possiamo vedere la gioia di una futura vita, nata proprio da quell’anno di matrimonio. D’altra parte uno sguardo negativo, vedrà lo svuotamento delle membra e la mancanza di felicità. Mi scuso anticipatamente per questa visione introspettiva ed eccessivamente sentimentale, ma lei come idealizza o vive il matrimonio? Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Non credo nelle definizioni totalitarie. Il matrimonio come qualsiasi esperienza del vissuto deve necessariamente avere un equilibrio fra gli opposti. Se una relazione sentimentale fosse soltanto positiva o soltanto negativa sarebbe una condizione ristagnante, quindi priva della possibilità di modifica. Caratteristica, a mio parere, vitale.

L’ultima domanda è sempre rivolta al futuro. Avremo l’opportunità di vederla in qualche altra mostra? Progetti in cantiere?

Sto lavorando da diversi mesi a un progetto – Secchi di tempo – con delle caratteristiche del tutto inedite per me e per la città in cui vivo. Un evento che si svolgerà nel prossimo mese di maggio e che farà riemergere una parte di storia (e quindi di vita) di Chiavenna attraverso un linguaggio contemporaneo.

Un’azione performativa e la raccolta di testimonianze storiche verranno filmate da un videomaker, Andrea Sartori, il quale ne realizzerà un video. Il 25 maggio proietteremo questo filmato in teatro e faremo danzare a braccetto il passato e il presente in una discussione che metterà l’accento sull’importanza di condivisione da parte di realtà differenti. L’arte, oggi più che mai, è un’esperienza comune e multidisciplinare.

Article & interview by Loriana Pitarra