Un anno circa fa apre a Torino PrivateView uno spazio apparentemente simili ad altri in cui ci si occupa di arte contemporanea, ma così proprio non è, almeno nello spirito e quindi nella volontà dei galleristi Silvia Borella e Mauro Piredda con cui ho scambiato quattro chiacchiere. Per capire un po’ di più di cosa sto parlando, leggiamo cosa ci hanno raccontato.

Private View Gallery Torino

Potreste spiegarmi l’origine del nome del vostro spazio?

(Silvia) PRIVATE_VIEW è un termine settoriale che ben riassume il nostro intento: dare sempre un’anteprima.

(Mauro) mi piaceva il suono..

In una città grande e interessata all’arte contemporanea come la vostra (Torino) in cui ci sono molte gallerie quale pensate sia il vostro “quid” che vi rende se non unici almeno differenti e più interessanti rispetto ad altri spazi affini?

Questa città non è grande, le gallerie non sono tante, sono troppe. Non c’è collezionismo curioso. Siamo qui perché i nostri spazi si trovavano qui ma Torino non ci ha accolto a braccia aperte e francamente non ci rispecchiamo in questo mercato.

Cosa abbiamo in più? Questo, siamo diversi e non rincorriamo nessuno e ci interessa una visione molto più globale dell’arte. Di fatto questa città ha fin’ora rappresentato un limite più che un vantaggio.

Se si guarda al Nord Europa un giovane lavoratore/professionista inizia a collezionare a 25/30 anni seguendo un gusto personale senza intenti speculativi. In questi termini Torino è una città povera.

Che artisti trattate? Cioè su cosa orientate la vostra programmazione?

Trattiamo ciò che piace a noi e che noi per primi collezioniamo. Crediamo nella tridimensionalità, nel cromatismo. Esiste moltissima arte “fruibile” nel mondo con contenuti di spessore, di alta qualità e prezzi relativamente abbordabili… non amiamo quegli artisti che necessitano del libretto d’istruzioni. Siamo per un’arte cool, senza vergogna.

Avete degli obiettivi precisi in merito alla programmazione, alla crescita del vostro spazio?

Lo spazio è un concetto virtuale. Potremmo dimezzare i 500 mq di oggi e quintuplicare le vendite nel mondo. La galleria cambia. Il mestiere del gallerista non è quello di assecondare il gusto del mercato ma è quello di scovare artisti interessanti, promuoverli in maniera seria e accompagnarli nella loro crescita. Il 90% delle gallerie italiane sopravvive grazie al “secondo” mercato spesso anche su commissione. Ecco con tutto il rispetto, non trattiamo i morti.

In questo momento avete una mostra? O ne avete in programma a breve? Di che si tratta?

Abbiamo una pianificazione sino al 2019. Noi rappresentiamo letteralmente i nostri artisti. Il più delle volte a livello europeo. Quindi non possiamo improvvisarci. Si tratta di far collimare le tempistiche tra le mostre interne e le fiere internazionali.

Cosa pensate vi differenzi da altre gallerie del vostro territorio?

Il coraggio di dire quello che pensiamo.

C’è qualcosa che non vi ho chiesto e che vorreste dirmi?

Vorremmo dire che c’è poca gioia nel mondo dell’arte italiana oggi. Noi non siamo speciali ma ciò che facciamo è sempre accompagnato da molto entusiasmo. In Italia tutto è troppo autoreferenziale, compiaciuto, francamente vecchio, stanco e noioso. Ovviamente è la nostra personale visione. Noi amiamo il fermento. E ci piace quel detto della grande ristorazione francese per cui il cliente non ha mai ragione

Private View Gallery Torino

Maggiori info su www.privateviewgallery.com

Article & Interview by Virginia Glorioso