Tokyo e il museo dell’arte digitale

È stato inaugurato pochi giorni fa il teamLab Museum a Tokyo. È il primo museo permanente che riguarda l’arte digitale. Un progetto innovativo nato dall’idea di un collettivo artistico multidisciplinare, il teamLab appunto, che dal 2001 cerca di dare vita ad opere in cui si fonde arte, scienza, tecnologia e design. Il team è composto da quasi 500 professionisti: artisti, programmatori, animatori di computer grafica, ingegneri e architetti che vogliono sperimentare emozioni e sensazioni nuove.

Il museo ha una superficie immensa: oltre 10.000 metri quadrati e ospita tutta una serie di installazioni immersive e interattive per un totale di circa 50 installazioni diverse e si divide in cinque aree: Borderless World, Athletics Forest, Future Park, Forest of Lamps e En Tea House.

Così all’interno del Museum di Tokyo, che sorge sull’isola artificiale di Odaiba, lo spettatore si perde in spazi tridimensionali artificiali, in ambienti che non hanno un punto di riferimento fisico dove non ci sono confini tra spazio e tempo e svanisce pure la percezione della realtà e si diventa in pratica parte dell’opera d’arte, svanisce appunto questa separazione tra il visitatore e l’opera stessa. Gli spettatori possono muoversi e toccare le opere, insomma interagire con queste installazioni, stimolati anche dai suoni, luci e colori.

Si tratta proprio di un’esperienza multisensoriale. Nessun percorso prestabilito da seguire, dove le persone che visitano l’interno del museo possono muoversi in maniera libera, perdersi tra l’arte digitale, lasciandosi sorprendere dalle immagini e dai video interattivi che creano mondi virtuali: un sogno per viaggiare ad occhi aperti, insomma.

Le proiezioni sono infatti a 360 gradi e non si tratta di semplici animazioni loop ma sono generate dinamicamente e organicamente sulla base della partecipazione del visitatore. In pratica nessuno potrà rivivere la stessa esperienza, la stessa emozione. In pochi giorni dalla sua inaugurazione il Mori Building Digital Art Museum (è questo il nome completo dello spazio d’arte, ndr) sta rapidamente diventando una delle destinazioni più popolari del Giappone.

Alcuni suggerimenti per la visita del museo: potrebbe essere interessante indossare abiti bianchi, quando si fa la visita, in questo modo ci si potrà confondere con gli schermi luminosi, creando così un’esperienza molto coinvolgente. I colori chiari infatti catturano la luce. Altra cosa da tenere in considerazione per la visita è quella di indossare scarpe piatte: i tacchi e i sandali sono infatti banditi dai numerosi luoghi del museo.

Uno, per esempio, è l’area del trampolino a tema spaziale. Tuttavia esiste all’interno del Museum, l’area noleggio scarpe, dove si potranno noleggiare le scarpe gratuitamente. E poi, altro consiglio utile, visto che i pavimenti sono specchiati all’interno del museo, è quello di indossare i pantaloni. Si veda, ad esempio, la stanza del mondo di cristallo. Infatti gli organizzatori hanno pensato anche a questo, mettendo a disposizione delle signore, sugli scaffali fuori dalle stanze, gonne avvolgenti nere.

Tra una visita e l’atra ci si può fermare anche nella stanza En Tea House, dove si possono degustare quattro tipi di bevande di tea verde, tutte al prezzo di 500 yen ciascuna nelle comode panche avvolgenti, in un ambiente sereno e poco illuminato.

Anche qui non mancherà l’arte digitale con il display luminoso che illuminerà la tazza del the o fiori che esplodono sul tavolo con i petali che si sparpagliano in ogni direzione. La cosa molto particolare è dovuta anche al fatto, come già accennato, che il visitatore è libero di toccare le pareti ed esplorare all’interno del Museum: se si toccano le immagini infatti queste reagiranno ai movimenti.

Article by Serena Marotta