La genialità di Francis Bacon in mostra nelle sale di Villa Fiorentino a Sorrento

 

“La mia arte non è violenta. È la vita che è violenta” recitava Francis Bacon, famoso pittore irlandese classe 1909.

È intorno a questa nonché a tante altre delle sue citazioni ed idee che si fonda la mostra allestita in suo onore nell’elegante Villa Fiorentino a Sorrento.

È in Corso Italia, infatti, che Bacon viene raccontato in maniera insolita attraverso la visione di Barry Joule, curatore della mostra nonché amico dell’artista.

Non a caso, l’esposizione patrocinata dalla Fondazione Sorrento nonché dal comune ospitante e promossa da Artstudiopaparo si intitola Transformations a riprendere le geniali idee di Bacon che in un’intervista del 2009 dichiarò: “Non sto cercando di dire qualcosa, io sto cercando di fare qualcosa”.

Bacon, personalità dal multiforme ingegno, nella sua vita, oltre che pittore fu stenografo, commesso, cuoco, segretario e interior designer, esperienze che lo hanno reso così polivalente.

Ciò si evince anche dalle sue esposizioni che vanno dalla prima personale in cui utilizzò degli stracci sino al famosissimo trittico Three Studies of Lucian Freud.

Nella sua vita così piena, Francis Bacon, passato alla storia per il suo surrealismo, si legò al Sud Italia che oggi gli dedica un’esposizione dalla quale traspare tanto la sua sofferenza quanto la sua arte dissacrante che esprime la condizione esistenziale tormentata dell’essere umano.

L’idea dell’esposizione visitabile sino al 21 ottobre 2018 nasce dall’incontro parigino del 2015 tra Barry Joule e Artstudiopaparo con lo scopo di ristabilire post-mortem quel profondo legame che l’artista ebbe con il Meridione del Belpaese.

Dunque, dopo gli stop in Cina e in Francia, Transformations approda a Sorrento dove è possibile ammirare le opere che Bacon donò a Barry Joule e che sono state poi in parte ridonate alla Tate Gallery di Londra, al Museo Picasso di Parigi e alla National Gallery di Ottawa, in Canada.

Sono tante le testimonianze su Bacon in esposizione a Villa Fiorentino, dai dipinti surrealisti ai disegni fronte-retro: è qui che i visitatori si esprimono nei suoi riguardi con parole intrise di meraviglia, le stesse che il pittore irlandese dedicò a Napoli, città di cui si innamorò in soli pochi giorni.

Articolo a cura di Francesca Martire.