Artisti

Un intervista “triangolare” a Vittorio Pascale

Vittorio Pascale – “Nettuno” by Trikona – courtesy of the artist

Lei nasce in Puglia, ma si trasferisce a Milano, è stata solo una scelta lavorativa?

No, in realtà è stata una scelta dettata dagli studi universitari. Mi sono iscritto al Politecnico di Milano (corso di laurea in Design degli Interni) e ci sono rimasto. Ero un diciottenne con la voglia di andarmene per vedere posti nuovi; la mentalità pugliese mi stava soffocando e se fossi rimasto lì non avrei potuto sviluppare le mie potenzialità, conoscere nuovi posti, viaggiare, diventare autonomo e fare le mie esperienze (com’è giusto che sia). Ero circondato da gente «stanziale» che non mi offriva niente.

Com’è passato dalla progettazione e produzione di allestimenti ed eventi al mondo dell’illustrazione?

In realtà non sono «passato» ma ho aggiunto l’attività di illustrazione a ciò di cui mi occupo. Se dovessi fare una piramide «lavorativa» (prendendo come riferimento ciò di cui vivo) il mio lavoro principale è quello di progettare eventi/allestimenti e architetture effimere (tutto ciò che non rimane su per più di un giorno). Subito in basso c’è Trikona (www.trikonaillustrations.com), poi l’insegnamento dello yoga e l’organizzazione di eventi, per il quartiere nel quale vivo, legati al benessere psico-fisico della persona: perché credo fermamente che tutti abbiano il diritto a star bene.

“Pepe” by Trikona – courtesy of the artist

Qual è il suo rapporto con l’arte?

Nel mio personalissimo caso l’arte è stato uno strumento terapeutico. Arrivavo da un periodo pesante nel quale tutto mi appariva senza significato e inutile. Per una persona che fa tante cose osservare che tutto ciò che faceva era così difficile da affrontare era un grande trauma. Quindi ho un rapporto di gratitudine con l’arte. Mi piace capirla, comprenderla. Non mi fa impazzire quell’arte che va decifrata e che è ermetica. O, peggio, l’arte spinta a fini commerciali (ormai tutto lo è, non trova?).

Come, dove e quando nasce il progetto Trikona?

Trikona nasce due anni e mezzo fa. In parte ho risposto sopra alla risposta. Il momento preciso, il pensiero, l’idea di Trikona è nata mentre praticavo Trikonasana (la posizione del triangolo) durante una lezione di yoga integrale nella mia scuola. Ho pensato: «e se per far capire l’insieme spezzettassi in triangoli diversi un’immagine, un volto, un paesaggio?». Ci ho provato e il risultato è quello che conoscete tutti.

“startup senza testo” by Trikona – courtesy of the artist

I Trikona sono dei ritratti triangolarizzati, molto in voga sul web, il loro stile personalissimo e nuovo permette di contraddistinguersi e soprattutto di farsi riconoscere all’istante. Potrebbe illustrarci le fasi tecnico/progettuali dei suoi ritratti? Come sceglie i suoi soggetti? Ha qualche artista a cui fa riferimento?

I Trikona sono ritratti prodotti partendo da un’immagine reale di volti che hanno già caratteri distintivi (come la barba, i capelli, orecchini, piercing, elementi esterni nella fotografia, tratti del viso marcati, ecc.). Questo è uno dei criteri che adotto.

“Armando” by Trikona – courtesy of the artist

Le immagini, successivamente, sono ricalcate al computer disegnando una a una le linee dei triangoli che la compongono e, successivamente, riempiendo di colori questi ultimi per creare sfumature ed effetti tridimensionali che rendono un’immagine 2D profonda come un’immagine 3D. Di artisti che usano le medesime tecniche ce ne sono un bel po’, si parla di arte poligonale o di arte geometrica. Però penso che ogni metodo ha un suo carattere distintivo. Sicuramente il primo filone artistico che contemplava immagini tridimensionali viste da più lati era l’arte cubista e quindi Picasso.

Le sue opere sono stupefacenti, perché nonostante la totale assenza dello sguardo, riescono ad esprimere la personalità del personaggio che viene rappresentato. Perché ha deciso di eliminare gli occhi? Pensa che siano troppo rumorosi rispetto al contesto «zen» in cui inserisce i suoi personaggi?

Sì e no. O meglio. Rimuovere gli occhi è una provocazione, un messaggio che lancio sul sopravvalutato senso della vista. Pensiamo di conoscere e avere la percezione di qualsiasi cosa con gli occhi e con la vista di conseguenza. Ma non è così. Abbiamo altri quattro sensi che possiamo sviluppare e con i quali è possibile avere percezione e conoscenza di qualcosa. Per non parlare poi dell’intuito, della mente.

Come ha notato, con mio piacere, non sono solamente gli occhi che fanno un volto.

Nella sua «Illustrazione delle startup», una giovane donna si nutre di una collana fatta di piccoli medaglioni triangolari che rappresentano le varie applicazioni. Lei che rapporto ha con i social?

Sto imparando a conoscerli e a prenderli per ciò che sono. E cioè luoghi nei quali i dialoghi e i rapporti che si stringono non esistono se pensiamo a come si svolgono nella vita reale. Sarò all’antica ma un rapporto di qualsiasi genere si costruisce faccia a faccia, successivamente sui social. Ora la situazione si è ribaltata. Dovendo rapportare i social al mio progetto trovo che siano molto utili per far diventare qualcosa virale dando la possibilità di osservarla in tutto il mondo. Lavorativamente parlando è una grande marcia in più. Umanamente parlando bisogna andarci piano e non scambiare ciò che è reale da ciò che si costruisce on-line.

“Roberto Marinelli” by Trikona – courtesy of the artist

Progetti per il futuro? Rimarrà ancora nel mondo dell’illustrazione oppure si dedicherà ad altro?

Sono uno di quelli che una ne pensa e cento ne fa. Esploro varie possibilità di sviluppo per i miei progetti e, quindi, per Trikona. Ho iniziato una campagna di vendita delle illustrazioni via web. Per il futuro vorrei fare sempre più, senza timore e senza paura! «Non ho tempo» non è stata mai una delle mie frasi preferite.

Article & interview by Loriana Pitarra