Artisti

Une petite interview a Valentina Grilli

Partiamo dall’origine. Lei nasce a Milano e nel 2007 consegue la laurea in Scenografia presso l’Accademia di Brera. Perché ha scelto questo percorso? Come nasce la passione per la scenografia?

In realtà non era una passione autentica, non è stato amore: uscivo da un percorso di studi scientifico, molto sofferto e travagliato. Mi resi conto subito che non avevo intrapreso ciò che davvero desideravo, ma il cambiamento a quindici anni mi spaventava. Decisi di finire, e non mi pentirò mai della scelta; il liceo mi ha dato una cultura ampia e variegata.

Diplomatami ho voluto rischiare iscrivendomi all’accademia, a scenografia appunto, senza mai sentirmene totalmente coinvolta; ero davvero dove volevo essere? Non sapevo darmi una risposta. Ma il percorso è stato entusiasmante, ricco di persone splendide e di professori che mi hanno dato moltissimo.

Durante il suo percorso di studi cura e realizza le scene per la Bokapa Ekopo, compagnia di danza fondata da Francesco Ventriglia, ballerino del corpo di ballo della Scala di Milano. Importantissimo incarico e soprattutto un grande inizio. Cosa ricorda di quei giorni? Era uno dei suoi primi lavori da scenografa, oppure aveva avuto già altre esperienze?

Ricordo che eravamo al III anno; era una sorta di concorso. La compagnia doveva esordire e i fondi erano pochi. Ventriglia decise di appoggiarsi agli studenti dell’accademia, che dovevano presentare il progetto per scene e costumi. Il balletto si sarebbe ispirato alla musica tribale africana.

Per progettare le scene sfogliai a lungo un vecchio libro sulle culture del mondo che da piccola adoravo, finché non trovai un totem masai in legno. Da lì costruii tutto il mio progetto, che venne scelto! I miei compagni e io lo realizzammo in pochi mesi: vederlo sul palco è stata un’emozione unica.

Dopo il conseguimento della laurea il suo percorso artistico e lavorativo si orienta nel campo della moda: come visual cura l’allestimento di vetrine per Loro Piana e Roberto Cavalli, e come designer crea textures e tessuti per Patrizia Pepe dal 2007 al 2011. Come mai ha avuto questo cambiamento repentino? È stata un’opportunità o una scelta quella di entrare nel campo della moda?

Quelle con Loro Piana e Cavalli sono state collaborazioni occasionali, per Patrizia Pepe ho lavorato per un bel po’, e l’occasione è arrivata inaspettata e all’improvviso, non è stata una scelta premeditata quella di riversare le mie energie nel campo della moda. Ma si rivelò vincente: ancora una volta, vedere realizzate le proprie idee, è stato magnifico!

Passiamo ai suoi lavori. Curiosando sulla sua pagina Facebook (www.facebook.com/va.grilli) ho avuto modo di guardare le sue opere e apprezzarne la minuzia e la ricchezza di dettagli, una precisione tale paragonabile solo a quella dell’arte fiamminga o sbaglio? Può parlarci un po’ del suo stile e delle sue influenze? C’è qualche artista a cui si ispira?

La mia produzione è assolutamente divisibile in due parti, due parti quasi divergenti ed eseguite con tecniche altrettanto diverse. Prima lavoravo con tecnica mista, acquerello e matita: molto spontanea, quasi selvatica.

Courtesy of Valentina Grilli

Courtesy of Valentina Grilli

Courtesy of Valentina Grilli

Courtesy of Valentina Grilli

Poi il mio incontro con Gianluca Corona e Maurizio Bottoni mi ha cambiato la vita. Sono grandi artisti del panorama contemporaneo che mi hanno dato due dritte per dipingere alla maniera fiamminga.

Da lì con coraggio ho rivoluzionato tutto, e si sono rivoluzionati anche i soggetti.

Se prima tutto il mio percorso era teso verso un’indagine interiore, uno sforzo di espiare tutti i dolori accumulati di una vita, adesso lo sguardo si sta volgendo all’esterno, verso quella realtà che mi ha guarita. Ecco comparire sempre di più animali e fiori di campo, che progressivamente hanno occupato sempre più spazio, divenendo protagonisti.

I miei mentori sono Bottoni, Durer e Marzio Tamer e Andrew Wyeth: adoro le sue atmosfere oniriche.

Ogni artista predilige una tecnica. Ho notato che lei usa moltissimo la matita, e quindi presumo ci siano degli studi preparatori per ogni suo lavoro su tela. Potrebbe spiegarci la nascita di una sua opera? Quali fasi attraversa? Dove prende l’ispirazione e come sceglie i suoi soggetti?

Tutte le opere nascono da bozzetti, e per farli osservo molto la realtà. Per dipingere i miei animali ho costretto il mio compagno a portarmi più volte al parco delle Cornelle! Poi passo al disegno a carboncino sulla tela o sulla tavola di pioppo, che viene fissato con la colla di coniglio, come si faceva nel ʼ300 e nel ʼ400. Poi inizio con il colore.

Courtesy of Valentina Grilli

Courtesy of Valentina Grilli

"Gentle Giant" Courtesy of Valentina Grilli

“Gentle Giant” Courtesy of Valentina Grilli

Courtesy of Valentina Grilli

Courtesy of Valentina Grilli

Courtesy of Valentina Grilli

Courtesy of Valentina Grilli

Sono i soggetti che mi chiamano, e io cerco di inseguirli così come me li sono immaginati.

I suoi soggetti sono quasi intrappolati in uno spazio silenzioso, sospeso, quasi come se chiedessero allo spettatore di indagare, cercare per loro una via di fuga da quel mondo in cui sono rinchiusi. Se lei non fosse l’artista, ma un’osservatrice qualunque, come descriverebbe i suoi lavori? Proverebbe le stesse emozioni nel vederli?

Descriverei le mie opere come “oniriche”, sognanti, sospese in uno spazio dove il tempo sembra fermarsi, una dimensione atavica, dove si coagulano le emozioni che sono ciò che accomuna ogni uomo, sono l’alfabeto dell’essere umano. L’arte alla fine fa questo, parla una lingua universale.

Courtesy of Valentina Grilli

Courtesy of Valentina Grilli

Il suo stile pittorico è sicuramente legato allo studio approfondito e appassionato che ha svolto su Marcel Proust. Infatti, sono rimasta totalmente affascinata dal paragone tra le Petites Madeleines e gli oggetti da lei raccolti e raffigurati. Potrebbe spiegare ai lettori il suo rapporto con questo scrittore e come mai lei abbia deciso di inserirlo o comunque citarlo indirettamente nei suoi lavori?

La prima parte della mia produzione prendeva vita dai ricordi; la memoria concede la possibilità di rivivere momenti passati che associamo a determinate sensazioni. Questo concetto così semplice eppure così vero, l’ho ritrovato in Proust, nelle due Madeleine il cui gusto, riassaporato dopo anni, ricorda al protagonista le giornate d’infanzia passate a casa della zia malata a Combray. 

Ricercavo incessantemente le mie Madeleine, per sentire la contemporaneità del passato: questo cercavo di fare. Ora ho abbandonato le dimensioni del passato, che ho scandagliato a lungo, e che tramite la mia pittura posso dire di conoscere, per focalizzarmi sul presente e sulla realtà.

Progetti lavorativi futuri?  

Avrò una piccola personale a Milano nella Galleria Crespi il prossimo settembre. Sto lavorando molto a una serie di animali addormentati: incrociamo le dita!

 Article & interview by Loriana Pitarra

Cover image: “In interior homine habitat veritas” courtesy of artist Valentina Grilli