Con pochi tratti rendeva una maternità, uno scugnizzo, la sua realtà, uno scorcio di penisola sorrentina, ma anche la crudeltà della corrida e il dolore e l’esperienza dei volti corrugati, fossero anche di quelli di personaggi importanti quali il pittore di scuola napoletana Vincenzo Migliaro, il politico Gaetano Salvemini, l’attore e commediografo stabiese Raffaele Viviani e tanti altri. Sapeva leggere le persone Antonio Asturi, è innegabile. Sarà forse stato il suo animo partenopeo ad avergli donato questa sensibilità?

Nato a Vico Equense, figlio di Gregorio Asturi e Anna Albano, persone semplici, l’artista aveva la determinazione di un uomo del sud, un uomo che aveva sofferto, che soffriva e che, nonostante tutto, combatteva. Personalità a cavallo tra Campania e Calabria, terra di cui era originario il padre, Antonio Asturi ha lasciato ai posteri meravigliose testimonianze che trovano il loro apice nei ritratti, fiore all’occhiello dell’artista.

Il pittore vicano, autodidatta, sfogava il suo estro su qualunque materiale gli capitasse in mano: ecco perché sono tantissime le opere che egli ha realizzato su cartoncino, su tavoletta o altri originali elementi. Tante sono le tecniche che Asturi utilizzava, dalla sanguigna all’olio, passando per la tempera realizzata su compensato, carta, cartone, non dimenticando l’acquerello su pergamena.

Al centro dei suoi lavori, di naturale quanto emblematica espressività, troviamo persone comuni, ritratte in situazioni quotidiane, le tipiche carrozzelle che erano solite girare per la penisola sorrentina, ma anche velieri che sembrano muoversi, seppure incastrati, nelle belle cornici che troviamo intorno a questi capolavori sparsi in Italia, in Spagna, dove egli soggiornò, ma anche in tutto il mondo.

Ingresso MAAAM – photo by Francesca Martire

Era un artista vero Antonio Asturi, di quelli che con la pittura doveva vivere e ci riusciva, grazie al suo genio, anche se molti si approfittarono della sua bontà, non permettendogli mai la vita agiata che, grazie ai suoi capolavori, egli avrebbe potuto conquistarsi. Il maestro, importante personaggio del ‘900, ha realizzato infinite opere che vanno dalle barche alla Marina di Vico, a lui tanto cara, sino agli scorci di Venezia, non dimenticando gli alberi di Monte Faito che paiono sussurrare e comunicarci l’alito di vento che il pittore ha saputo ritrarre su tela.

Tanti sono gli omaggi che, grazie alla sua arte, Antonio Asturi ha reso alla città di Vico Equense, oltre che a Sorrento, a Napoli e alla Campania tutta, ragion per la quale il suo paese natio ha deciso di ricambiare, a suo modo, la cortesia.

E’ così che nasce il MAAAM ovvero il Museo Aperto Antonio Asturi, inaugurato lo scorso maggio in Piazza Mercato a Vico Equense. Nelle sale della Nuova Casa Comunale è stata allestita un’esposizione permanente che comunichi ai posteri la grandezza dell’artista mediante sue 40 opere in mostra, gentilmente donate dai suoi eredi, Gregorio e Anna Maria. Con il patrocinio del Ministero per i Beni  e le Attività Culturali, del Miur, della Regione Campania e della Città Metropolitana di Napoli, con la partecipazione dell’Assessorato al Turismo e alla Cultura della Città di Vico Equense, si è realizzato l’iter museale curato da Nicola Barbatelli, visitabile gratuitamente il martedì, il giovedì e il sabato, dalle ore 16:00 alle 19:00, oppure su richiesta.

MAAAM photo by Francesca Martire

Il pittore vicano, nato nel 1904 e morto nel 1986, un talento riconosciuto in ambito internazionale, fu una personalità instancabile, innamorata del paesaggio, delle persone, dell’arte, del mondo. Grande osservatore, Asturi sapeva cogliere i particolari nel realismo, donando una peculiare espressività a madri, figli, innamorati e chiunque altro egli amasse ritrarre.

In particolare, nel MAAAM ritroviamo due dipinti in onore di sua madre che danno l’idea di quanto il pittore riuscisse a esprimere grazie ai suoi tocchi di pennello, veloci quanto precisi e pregni di sensibilità. Una sensibilità, quella di Antonio Asturi, che è stata più volte descritta nelle tante biografie che gli sono state dedicate, ma che invero è resa pienamente da questa frase di Tommaso De Filippis: «M’interessò subito. L’amai per la sua solitudine. Fu così che conobbi Antonio Asturi di Vico Equense. E gli divenni fratello». Ancora, continua il De Filippis, «Nei suoi occhi passavano a tratti – come sotto la reazione di intimi pensieri – lampi di gioia e abbandoni di malinconia. Un misto di orgoglio, di umiltà, di saggezza antica e d’ingenuità di fanciullo». Ci piace, dunque, concludere con un’altra frase, sempre di De Filippis, una dichiarazione succinta quanto emblematica: «L’arte è una pagina scritta da pochi per tutti. Asturi appartiene – e non da oggi – a quei POCHI».

Article by Francesca Martire